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ART AND FINANCE

ART AND FINANCE

“L’arte d’affari è il passo che viene dopo l’arte. Ho cominciato come artista commerciale, e voglio finire come un artista d’affari. Dopo aver fatto la cosa chiamata “arte”, o comunque sia chiamata, ho avviato l’arte d’affari. Essere capaci nel mondo degli affari è il tipo di arte più affascinante… far soldi è arte e lavorare è arte, e un buon affare è l’arte migliore.”

Belle parole che sembrerebbero pronunciate da un investitore se non fosse che invece appartengono a Andy Warhol, il quale sembra più uno speculatore finanziario che un artista contemporaneo. Comunque lo si voglia prendere dobbiamo ringraziarlo profondamente in quanto è stato proprio lui ad aver dato inizio a quella che possiamo definire una vera e propria ‘commercializzazione dell’arte’ (già anticipata in parte dagli impressionisti nel 1880 con il Salon Des Réfusés).

Prezzi crescenti, record di vendita con cifre da paura e accanite tecniche di marketing hanno fatto sì che il mondo della finanza abbia iniziato a percepire l’arte come nuovo fondo di investimento. Non a caso i rendimenti degli artisti più famosi sono schizzati alle stelle negli ultimi anni: basti pensare al rendimento di un quadro di Enrico Castellani dal 2002 al 2012, ribattuto al 904% rispetto al suo valore originale (672.750 euro contro i 74.400 euro iniziali)[1].

castellani

Enrico Castellani, Superficie bianca (1973),
Pittura, Acrilico, 180 cm x 180 cm

Il mercato dell’arte, insomma, una possibile miniera d’oro per gli investitori.

Ma facciamo un passo indietro per spiegare brevemente quando e come si è sviluppato questo settore. Già in forte espansione negli anni 2000-2006, l’arte subisce un vero e proprio boom dopo la crisi finanziaria del 2008, in quanto gli investitori cercavano ‘tangible assets’ e ‘fine art’. Per questo viene creato nel 2012 il primo fondo, il Day Star Private Art Fund (DSPARF) con sede a Gibilterra, richiedente per il suo accesso un fondo iniziale di 50 mila dollari[2]. Rispondendo alla necessità di regolare un mercato ancora troppo sottosviluppato e poco regolamentato, il fondo risulta essere una scappatoia molto conveniente per gli investitori, in quanto si possono investire in opere d’arte a prezzi convenienti rispetto a quelli di mercato e il costo delle transazioni è notevolmente inferiore. Nel 2019 il fondo tratta principalmente artisti contemporanei ed è capitalizzato con più di 60 milioni di dollari, con un rendimento superiore al 20%.

Col passare degli anni il mercato artistico si è notevolmente esteso, con un trend positivo soprattutto nel biennio 2017-2018, dove qualità, provenienza e innovazione sono stati i maggiori drivers d’acquisto. Soprattutto il potenziale ritorno economico offerto dagli investimenti in arte e beni da collezione hanno attirato maggiormente i palati degli investitori (basti pensare che le private sales hanno rappresentato il 62,5% delle vendite complessive di mercato).

Secondo quanto riporta il ‘The Art Basel And Ubs Global Art Market Report’, le vendite globali hanno raggiunto il picco di 67.4$ miliardi nel 2018, con un incremento del 6% rispetto al 2017 e con i mercati americani, londinesi e cinesi alla top 3, registrando l’84% dei sales totali. Grande spazio hanno ricevuto le vendite online con 6$ miliardi e un incremento dell’11% rispetto al 2017 (il 19% dei total sales di una casa d’aste). Dal punto di vista economico, il mercato ha dato lavoro a circa 3 milioni di persone, con 310.700 aziende nel global art market[3].

Per quanto riguarda le maggiori case d’aste, invece, disponibilità di opere top quality e collezionisti più attivi nel mercato hanno avuto un notevole impatto sulle performances di Christie’s[2] e Sotheby’s[3], i quali hanno registrato un incremento nel fatturato del 2018 esorbitante.

Christie’s è riuscita a raggiungere in 6 mesi il totale di circa 4$ miliardi grazie all’asta della collezione Rockfeller[4], un +35% rispetto al 2017 (+28% per le aste in sala, +50% per quelle online e +151% per le vendite private). Sotheby’s, d’altro canto, ha registrato una crescita del +22% nei primi 3 mesi del 2018, con un totale di circa 3,5$ miliardi. Ed è stato proprio il reparto della pittura che nel 2018 ha rappresentato circa il 78.6% del mercato globale (70.9% nel 2017), con un fatturato di più di 9.3$ miliardi (+18.3% rispetto al 2017)[5].

Certamente un mercato così fiorente non può essere tutto rosa e fiori. Il mercato dell’arte è ancora di per sé un mercato illiquido, con livelli di rischio difficili da monitorare ed è alimentato tante volte da informazioni privilegiate e conflitti d’interesse. Il valore di un’opera, è bene ricordarlo, non dipende solo da fattori intrinseci quali l’autore, il periodo, l’unicità, le dimensioni ecc…, ma anche da elementi variabili come la velocità di cambio, la modalità di vendita, la regolamentazione fiscale e la liquidità dei mercati finanziari. Ma allora perché complessivamente ha registrato trend positivi sempre più in crescita?

LA CAPACITÀ DELL’ARTE DI REAGIRE ALLE CRISI: IN DIECI ANNI IN ITALIA E IN 14 NEL MONDO BATTE SEMPRE L’INVESTIMENTO IMMOBILIARE[8]

 

Sostanzialmente perché l’arte viene ancora oggi percepita dagli investitori come asset alternativo più stabile e conveniente del real estate. La finanza in questo ci mette mano in gran parte. Le case d’asta per accaparrarsi il venditore garantiscono la vendita dell’opera con garanzie dirette o di parti terze, così l’opera entra nel mercato già quotata e con un possibile effetto bolla. Sul web, invece, vari sono i metodi per vendere: dalle piattaforme per offrire opere frazionate in quote si può spaziare alle piattaforme di blockchain, alle piattaforme per costruire modelli di previsione sui futuri trend dei pezzi d’asta e altre per cartolarizzare le opere come sottostante emissione di bond.

Ma come districarsi in questa ramificata rete di servizi che sembra non finire mai? È in questa occasione che entra in gioco la figura dell’art advisor, consigliere del collezionista e non solo. Negli ultimi anni l’art advisor ha guadagnato sempre più popolarità soprattutto perché il tempo è denaro e la ricchezza si trova sempre più spesso nelle mani di persone a cui manca il tempo di dedicarsi alla scelta di un’opera d’arte. L’art advisor è un esperto che fornisce una guida all’acquisto, proponendo al cliente una visione dell’arte più ampia con letture, visite a musei, gallerie e studi artistici ed è principalmente in ambito bancario che il wealth management è più attivo, tanto che secondo Franco Dentella, responsabile del wealth management Banca Generali, il patrimonio artistico incide per il 19% nel patrimonio artistico dei clienti[9].

Si può dire che sia una professione che sta diventando sempre più autonoma, soprattutto con l’emergere di compagnie specializzate nella gestione di questa carriera; come Artfinding o The Association Of Professional Art Advisors, un’organizzazione non profit che raggruppa advisors indipendenti. Anche online possiamo trovare qualche alternativa come Artfinding.biz, una società online specializzata nel mercato dell’arte e nella consulenza all’acquisto di opere d’arte. Questa piattaforma offre, inoltre, servizi aggiuntivi per i collezionisti come analisi statistiche, contatti con gallerie, video di mostre e foto di opere. Notevole è anche il fatto che le transazioni finora effettuate vanno dagli 80mila ai 370mila euro, con una clientela principalmente francese[10].

Dunque, arrivati a questo punto, rimane un’ultima questione da risolvere, ovvero cosa è accaduto nel 2020 con il COVID 19. Ahimè dopo il lockdown il pubblico è diventato affamato di cultura e il mercato dell’arte si è trovato impreparato per soddisfare clienti famelici ed è così che è partita la corsa all’offerta digitale con tour in gallerie, appuntamenti con curatori e aste interamente online. Cambiamenti consistenti eccome se ce ne sono stati: aste e fiere cancellate e volume delle vendite in calo di oltre il 70%. Le case d’asta hanno potuto riaprire solo con un numero di clienti inferiore e un aumento delle misure sanitarie, sperimentando il nuovo metodo delle ‘hybrid auctions’, ossia forme di aste in cui sono ammessi pochi partecipanti su appuntamento e le offerte sono tenute online[11].

a cura di Alessandra Giancola

 

 

[1] Fonte: Sotheby’s Magazine Marzo 2014, Rendimento quadro di Enrico Castellani dal 2002 al 2012.

[2]Investire In Arte, Un Fondo Per I Tangible Asset’ di Maria Marchesoni, Il Sole 24 Ore, 2017

[3] https://www.artbasel.com/news/art-market-report

[4] Christie’s, fondata nel 1766, è la più grande casa d’aste al mondo. È rappresentata da 54 uffici in 32 paesi e 12 sale in tutto il mondo tra cui Londra, New York, Parigi, Ginevra, Milano, Amsterdam, Dubai, Hong Kong, Zurigo, Shanghai e Mumbai. La compagnia conta più di 350 vendite ogni anno in oltre 80 categorie di oggetti, da opere d’arte a gioielli, da fotografie ad oggetti da collezione, fino a vini pregiati

[5] Sotheby’s è la seconda casa d’aste più grande, fondata nel 1744

[6] La collezione conta oltre 1600 pezzi: dai gioielli ai mobili, dalle argenterie alle ceramiche giapponesi, dai tappetti agli oggetti di design. E poi ancora un nucleo di opere d’arte d’importanza museale che spazia dagli Impressionisti alle Avanguardie Storiche fino ai grandi nomi dell’arte contemporanea

[7] ‘Il Mercato Dell’arte E Dei Beni Da Collezione’– Report 2019, Deloitte

[8]Quanto Conviene Investire Nell’arte, Confronto Oro E Mattone’, Il Sole 24 Ore, 05/02/2019

[9] https://www.ilsole24ore.com/art/banca-generali-art-advisory-clienti-sempre-piu-informati-ABIl6ZsB

[10] ‘Nella pratica, come funziona questo servizio? Per prima cosa vengono analizzate le preferenze del collezionista in fatto di stile, epoca, dimensioni, per poi fare una selezione di opere dalle varie gallerie, scelte per la loro professionalità ed esperienza. La selezione viene a questo punto presentata al collezionista, il più delle volte andando con lui nelle gallerie a negoziare, con il vantaggio di fargli ottenere un prezzo migliore, commissione inclusa. Artfinding poi supervisiona il trasporto e la sistemazione dell’opera. Non tratta però l’arte contemporanea, considerata troppo volatile e speculativa, considerando invece l’arte moderna e antica come beni rifugio […]’. https://www.artribune.com/attualita/2011/09/art-advisor-evoluzione-di-un-mestiere/

[11] https://www.ilsole24ore.com/art/thompson-il-covid-mercato-dell-arte-solo-societa-bilanci-stabili-ADOfELQ

Alessandra Giancola
alessandra.giancola@studenti.luiss.it