Snapchat, un "unicorno" a Wall Street | Luiss Finance Club
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Snapchat, un “unicorno” a Wall Street

Snapchat, un “unicorno” a Wall Street

Snap Inc. meglio conosciuta come Snapchat è pronta a quotarsi. Dopo mesi di interviste, dichiarazioni e indiscrezioni, l’applicazione ideata e sviluppata nel 2011 da Evan Spiegel e Bobby Murphy durante un progetto presso l’Università di Stanford, varcherà nei prossimi giorni la “Big Board” di New York. Secondo Fidelity e i prospetti informativi depositati presso l’organo di regolamentazione a inizio febbraio, la proposta di capitalizzazione dovrebbe aggirarsi tra i $16 e i $19 miliardi, con una offerta pubblica iniziale (IPO) – guidata da Morgan Stanley e Goldman Sachs – di circa 200 milioni di azioni, 120 già prenotate e pre-assegnate a 25 gruppi d’investimento, al fine di raccogliere sul mercato tra i $3 e i $4 miliardi.

Il prezzo di partenza delle azioni è fissato tra i $17 e i $18, e saranno vendute senza diritto di voto. Fondamentale l’operato di JP Morgan, Deutsche Bank, Credit Suisse e Allen & Company che verranno coinvolti come joint bookrunners. Dalla sua nascita Snapchat ha raccolto complessivamente $2,74 miliardi, attraverso 9 round da oltre 60 investitori informali e istituzionali. Tra questi ricordiamo: Lightspeed Venture Partners, Benchmark Capital, General Catalyst, Tencent Holdings, Coatue Management, Kleiner Perkins, Alibaba, DST Global e Sequoia Capital. Da sottolineare la raccolta realizzata nello scorso aprile pari a $1,6 miliardi con una valutazione pre-money di $15,16 miliardi e la recente linea di credito rotativo dal valore “undisclosed” ricevuta da Morgan Stanley.

In meno di cinque anni d’attività la società che fa base a Venice Beach ha totalizzato, stando a eMarketer e Bloomberg, oltre 150 milioni di utenti attivi al giorno (DAU), con una crescita media annuale che si prevede raggiungerà il 42% entro il 2020. Nel 2016 i ricavi si sono attestati sui $404 milioni, cifra perfettamente in linea con le stime effettuate dal team di analisti interni alla società che prevedevano entrate superiori ai $350 milioni. In sostanza parliamo degli stessi numeri che Facebook realizzò durante i suoi primi quattro anni di vita. Non a caso già nel 2013 la società di Menlo Park intuendone le potenzialità tentò senza successo di acquisire la startup, offrendo sul piatto $3 miliardi in cash. Un rifiuto balzato alle cronache come un affronto, con conseguente avvio di una sfrenata competizione. Il messaggio di Facebook divenne ben presto chiaro; “non c’è nulla che possedete che non possiamo portarvi via, e non c’è niente che voi possiate costruire che non possiamo realizzare più velocemente, se non possiamo avervi, vi schiacceremo”. Precisamente il primo dei numerosi tentativi da parte di Facebook di annientare il “fantasmino giallo” si ebbe nel 2014, con il lancio di Slingshot un’applicazione clone che si rivelò poi fallimentare. Tra quelle più recenti abbiamo la progressiva integrazione delle stories (peculiarità di Snapchat) all’interno delle principali piattaforme controllate dal gigante blu californiano (Instagram e WhatsApp in primis). Questa insistenza ha una motivazione ben precisa. I mercati su cui Snapchat opera hanno margini di crescita impressionanti con numeri che i colossi tecnologici non possono ignorare. Il più importante è forse quello dell’advertising non invadente, nuova frontiera della comunicazione verso la generazione Z. Il target audience è difatti un aspetto che interessa particolarmente agli investitori di lungo termine. Caratteristica fondamentale che contraddistingue Snapchat è proprio l’età anagrafica dei suoi utenti i quali hanno meno di 24 anni e per il 67% sono di genere femminile, che tradotto significa un insieme di potenziali customers con $1 trillione in direct spending power. Sono dunque questi dati a preoccupare Facebook considerando che negli ultimi anni il social network – fondato nel 2004 – ha perso attrattività verso i suoi utenti originari (Millenials), i quali hanno notevolmente diminuito l’utilizzo della piattaforma emigrando su altre. 

Al contrario guardando le statistiche pubblicate da Nielsen, nonostante nell’ultimo trimestre Snapchat abbia registrato un leggero rallentamento nell’acquisizione di nuovi utenti, il tempo passato da quelli già presenti sulla piattaforma continua a crescere (circa 30 minuti al giorno) denotando l’enorme capacità di engagement. Un considerevole contributo è sicuramente dato dalla neo introdotta sezione discover, un daily magazine che raccoglie i più importanti publishers – come il New York Times, VICE, Wall Street Journal, VOGUE, Mashable, BuzzFeed, National Geographic, MTV e CNN – che fa ben pensare ai futuri piani della società.

Comunque a poche ore dalla quotazione rimangono tantissimi dubbi. Con un occhio al futuro ci si domanda se la società guidata da Spiegel riuscirà a imitare le prestazioni di Facebook o finirà come Twitter, con il valore delle azioni in perpetua diminuzione di settimana in settimana. Snapchat tuttavia non demorde mostrando al mercato forti segnali di crescita mediante l’assunzione di numerosi esperti dell’entertainment (vedi Michael Lynton) e virtual reality, settore quest’ultimo in forte espansione. Se tale strategia troverà conferma, assisteremo a un exploit con pochi precedenti e la sfida sull’asse Venice Beach – Menlo Park sarà sempre più interessante.

 

Di Valerio Durazzo

                                                                                                                                                                                                 
Giovanni Cresta
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