Intelligenza artificiale e settore legale: il punto sulla situazione | Luiss Finance Club
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Intelligenza artificiale e settore legale: il punto sulla situazione

Intelligenza artificiale e settore legale: il punto sulla situazione

Quali sono le possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale in campo legale? Quali sono i rischi e le opportunità? Law firms multinazionali aprono il sentiero. E in Italia?

La maggior parte dei lettori di questo articolo avrà sicuramente sentito parlare di intelligenza artificiale e del suo notevole impatto su alcuni processi produttivi in termini di aumento di efficienza.
E’ probabilmente meno noto che software di AI (Artificial Intelligence) vengano già utilizzati anche in ambito legale. A cosa serve il machine learning in uno studio legale? Qual è lo stato attuale delle cose? E quali sono i rischi e le difficoltà che si incontrano?

Vediamo intanto di definire un po’ meglio la terminologia. Con intelligenza artificiale intendiamo, qui, un sistema che acquisisce ed elabora informazioni sulla base di modelli, che consentono di percepire un ambiente esterno e di apprendere informazioni su di esso modificando il comportamento del sistema stesso.

Con modifica del comportamento si intende un miglioramento in termini di efficienza nella soluzione di problemi, ovvero nella traduzione di informazioni in decisioni.

Nel 1965 la American Bar Association, un’associazione di avvocati e studenti di giurisprudenza, cominciò a lavorare insieme alla International Business Machines Corporation a un sistema che potesse associare a un termine giuridico un certo numero di termini correlati, in modo da individuare alcuni documenti con i termini principali e correlarli logicamente ad altri. All’epoca la maggiore difficoltà del progetto fu la mancanza di dati a disposizione per costruire la struttura. Dati che oggi non mancano affatto.

Secondo uno studio di AI 4 Business, il principale sito editoriale italiano dedicato alle applicazioni dell’AI in campo business, circa il 40% dell’orario di lavoro degli avvocati praticanti viene assorbito dalla revisione di documenti, mansione che l’AI potrebbe facilmente automatizzare. Il colosso bancario J.P. Morgan ha sviluppato un software, chiamato COiN (Contract Intelligence), che automatizza la revisione dei documenti nel settore del credito. La particolarità di COiN risiede nel fatto che il sistema utilizza l’apprendimento automatico sulla base di input che è in grado di organizzare autonomamente. Esistono poi strumenti come Docracy, che forniscono alle piccole imprese database open source da cui attingere bozze per contratti di locazione, distribuzione o pubblicità. Sono strumenti estremamente utili per aziende di piccole dimensioni che non intendano affidare a terzi le questioni legali.

Risultano a questo punto evidenti i benefici anche per quanto riguarda le questioni di compliance e due diligence, visto che entrambe sono procedure che richiedono l’analisi di una grande quantità di documenti. Vediamo ora quali sono le principali difficoltà.

La prima è fondamentalmente legata alla lingua e al linguaggio giuridico: i principali software sono oggi in lingua inglese e la traduzione in altri idiomi potrebbe comportare difficoltà non solo sul piano lessicale, ma anche per quanto riguarda la programmazione stessa.

La seconda è dovuta al fatto che l’attuale sviluppo dell’AI, per quanto permetta l’apprendimento delle macchine, resta pur sempre un apprendimento settoriale, rigido, basato su precisi modelli di riferimento. Il più avanzato software di intelligenza artificiale non può fisicamente andare oltre a ciò per cui è stato programmato.

Nonostante queste criticità, in Italia non manca chi ha scelto di imboccare ambiziosamente questa via. E’ il caso, per citarne uno, dello studio legale Portolano Cavallo, che ha scelto di adottare il software prodotto da Luminance, che utilizza il machine learning per riconoscere di volta in volta il significato semantico del contesto e il linguaggio giuridico dei documenti. Altri esempi sul nostro territorio, anche se in questo caso parliamo di filiali italiane di società estere, sono quelli di Deloitte e PwC, due colossi nella revisione contabile e nella consulenza fiscale.
Queste aziende utilizzano sistemi di AI nella fase di compliance, traendone un forte vantaggio rispetto agli altri studi italiani, visto che si tratta di riprendere strumenti già sviluppati dalle altre filiali e ‘semplicemente’ riadattarli al mercato italiano.

Al momento il principale ostacolo nel nostro Paese sembra essere di tipo culturale.
Per adesso nessuno studio legale nostrano sembra volersi cimentare in soluzioni innovative di questo genere, continuando a prediligere lo stile di lavoro tradizionale, che richiede che la maggior parte dei collaboratori stia incollata davanti a uno schermo otto/dieci ore al giorno. L’AI rappresenta invece un’eccellente opportunità per quelle realtà che sapranno coglierla per rivoluzionare l’approccio al lavoro e alla gestione delle risorse umane.

 

Di Matteo Daniele Turato

Giacomo Damiani
damiani.giacomo@gmail.com