La comunicazione del Governo durante l’emergenza Covid-19: cosa è stato fatto e cosa c’è da migliorare | Luiss Finance Club
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La comunicazione del Governo durante l’emergenza Covid-19: cosa è stato fatto e cosa c’è da migliorare

La comunicazione del Governo durante l’emergenza Covid-19: cosa è stato fatto e cosa c’è da migliorare

Quale strategia di comunicazione ha adottato il Governo italiano in questi mesi, e perchè potrebbe non essere la più adeguata?

La tremenda crisi esplosa nel nostro Paese e nel resto del mondo da quando il Covid-19 ha fatto il suo ingresso nella nostra vita quotidiana ha spinto il Governo a prendere – tra le varie iniziative – alcuni provvedimenti comunicativi al fine di garantire (o perlomeno tentare di farlo) una corretta informazione da parte delle istituzioni.

Tuttavia, è parso ai più subito chiaro come tali azioni non sempre siano riuscite a impedire la bulimia comunicativa, la contraddizione interna tra le fonti governative, né talvolta abbiano garantito quella chiarezza che – si presume – tutti i cittadini ricercano in questi casi.

Proviamo dunque a mettere in fila alcune delle scelte comunicative operate dal Governo e dalle istituzioni pubbliche e a osservarle attraverso una lente critica non per imbastire inutili polemiche, ma per cercare di comprendere meglio ciò che è stato fatto e ciò che forse poteva essere previsto, o quantomeno affrontato in corso d’opera.

Sono passati ormai quattro mesi da quando i media hanno iniziato a riportare la diffusione del virus sul territorio nazionale; quattro mesi densi di avvenimenti. Da quando la “quarantena” nazionale ha avuto inizio, chiusi nelle nostre case, lontani dal resto del mondo, siamo precipitati in un limbo di attesa perpetua: attesa di notizie circa lo svilupparsi della crisi e circa le scelte che saranno prese dalle autorità per far fronte al drammatico scenario socio-sanitario. Per di più siamo consapevoli che a oggi sembra impossibile ipotizzare una data precisa per la fine di questa “guerra”, come molti capi di Stato non hanno avuto timore di definirla.

A fronte di ciò il Governo per il momento ha scelto di non operare significativi cambi di marcia organizzativi sulla gestione mediatica dell’emergenza; in particolare, non è stata imposta alcuna forma di coordinamento tra questo e gli enti locali. Tale mancanza ci ha fatto assistere ad alcune scene che potremmo definire per lo meno evitabili: dal famoso video in cui il Governatore Fontana indossava teatralmente la mascherina in uno dei frangenti più delicati per lo sviluppo della crisi, ai coloriti interventi del Sindaco di Messina Cateno De Luca davanti all’attracco del traghetto che trasportava pendolari siciliani di ritorno a casa attraverso lo stretto.

Davanti a questa ondata di informazioni, di smentite e di scenate, si nasconde il tentativo – a volte capace, a volte goffo – degli amministratori locali di colmare sia il vuoto lasciato dal Governo, il quale ha finora scelto di non forgiare una catena di comando centralizzata, sia il vuoto della Costituzione. Il testo costituzionale, infatti, non ha previsto chiaramente un meccanismo d’emergenza che consenta di mettere momentaneamente da parte le autonomie di Regioni ed Enti locali al fine di dare una linea di azione emergenziale unica; azione, questa, che renderebbe senz’altro più facile al cittadino coltivare un’opinione e rispettare i regolamenti.

L’analisi di un gruppo di lavoro di Harvard coordinato da Gary Pisano – intitolata abbastanza eloquentemente “Lessons from Italy’s Response to Coronavirus” – avanza peraltro la stessa opinione, seppur concentrandosi sulla frammentazione sanitaria, dalla quale però scaturisce anche, giocoforza, quella comunicativa.

Sulla stessa lunghezza d’onda appare essere Walter Ricciardi, membro del Consiglio esecutivo dell’OMS, esponente di Azione e – da poco – consulente del Governo per la gestione della crisi sanitaria. In numerose interviste rilasciate ultimamente, Ricciardi ha criticato la scelta di mantenere la disarticolazione delle competenze sia in materia di sanità che di comunicazione, giudicando molto importante un deciso cambio di passo verso l’esercizio di una centralizzazione straordinaria di entrambi.

Si è riscontrata una comunicazione scoordinata e confusionaria non solo da parte di Regioni ed Enti locali, ma anche dagli stessi membri e dipartimenti del Governo. L’esempio per eccellenza è forse quello della conferenza stampa quotidiana della protezione civile, durante la quale il capo dipartimento Borrelli snocciola i dati giornalieri relativi al numero di contagiati, deceduti e guariti. Si tratta di un “appuntamento” fisso, durante il quale le misure concrete prese per combattere il contagio passano giocoforza in secondo piano, mentre contestualmente numerosi paper e personalità politiche e scientifiche sconfessano la plausibilità dei dati forniti. A questo proposito, basta collegarsi al sito dell’Istat per accorgersi che i morti nella sola provincia di Bergamo sono aumentati vertiginosamente, ancora di più di quanto non dicano i dati ufficiali, che registrano solo i decessi di persone che hanno avuto il tempo di farsi diagnosticare la malattia

L’ultimo cortocircuito comunicativo di Borrelli è stato annunciare alla stampa che staremo a casa oltre il 1 maggio, annuncio poi sconfessato a seguito di qualche borbottio infastidito di chi obiettava che al momento l’unica data ufficiale rilasciata dal Governo fosse il 13 aprile. Staremo a casa? Usciremo? Non ci è dato saperlo. Ciò che sappiamo è che abbiamo solo una grande confusione in testa dovuta a tale girotondo.

Ma forse l’errore comunicativo più lampante, proprio perché sotto gli occhi di tutti, possiamo trovarlo nella ormai celeberrima autocertificazione (o – sarebbe meglio dire – nelle autocertificazioni) che ogniqualvolta abbiamo bisogno di uscire siamo obbligati a compilare. Tralasciando ogni considerazione sulla praticità e utilità di tale strumento, il fatto che questa sia stata cambiata – se non abbiamo perso il conto – cinque volte dall’inizio dell’autoisolamento nazionale, potrebbe aver contribuito a dare agli italiani l’immagine di un Governo titubante e insicuro, il quale ha bisogno di cambiare i regolamenti a ogni nuovo inciampo. Un vero peccato vista la buona fede di chi – e di questo siamo certi – sta incessantemente lavorando per cercare di preservare al meglio la salute e la solidità finanziaria del Paese.

Quella che ci troviamo ad affrontare è forse l’emergenza socio-sanitaria più grande della nostra generazione, un dramma umano che rischia di presentare un grave conto a tutti noi. Davanti a questo, pochi possono additare particolari responsabilità a un Governo che – nel bene e nel male – si è trovato a dover affrontare una sfida incredibile. Non possiamo però essere esenti da critiche quando andiamo a notare alcuni errori – come, nel nostro piccolo, quello comunicativo – che potevano essere facilmente previsti o quantomeno corretti. Come si suol dire la notte è ancora lunga, il tempo per rimediare a certe sbadataggini c’è e non sarebbe male per lo spettatore medio ricevere comunicazioni di qualità per lo meno dal Governo.

Di Emanuele Renda

Giacomo Damiani
damiani.giacomo@gmail.com