BCE, in attesa del 10 Marzo | LFC Finance Club
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BCE, in attesa del 10 Marzo

BCE, in attesa del 10 Marzo

Inizia oggi la settimana nella quale i riflettori degli analisti di tutto il mondo ed in particolare di quelli europei sono rivolti alla riunione della Bce, che si terrà il prossimo 10 Marzo presso l’Eurotower. Le attese sono molte, specialmente dopo le delusioni di dicembre in cui la Bce si è limitata a portare il tasso sui depositi a -0,3%, azione che deluse gli investitori e che infatti fu seguita da un massico sell-off di titoli azionari, riuscendo così a polverizzare in poche sedute il guadagno formatosi nelle settimane immediatamente precedenti. Attualmente, la politica accomodante del Qe (Quantitative easing) prevede l’acquisto di titoli di Stato e titoli Abs (Asset Backed Securities), ossia strumenti finanziari, emessi a fronte di operazioni di cartolarizzazione che permettono ad una società di distaccare dal proprio attivo una serie di crediti, che poi cede sul mercato mediante l’intermediazione di una SPV (Special Purpose Vehicle) con l’obiettivo di generare liquidità. Misure che sono state programmate per essere condotte fino a Marzo 2017, anche se non pochi esperti e analisti finanziari si aspettano di veder prorogato il termine nell’imminente Consiglio Direttivo. Queste operazioni di acquisto sono effettuate dalla Bce con un ritmo di 60 miliardi al mese con il fine ultimo di iniettare liquidità nel sistema, stimolare gli investimenti e quindi la ripresa e crescita economica. La volontà è ovviamente anche quella di sostenere l’inflazione che in Europa continua a deludere; a gennaio ha segnato +0,3%, dieci punti base in meno rispetto alle stime. Resta, pertanto, ancora lontano l’obiettivo della Bce di mantenere l’inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. Inoltre, anche il tasso d’inflazione a 5 anni ha toccato il suo minimo storico, segnale decisamente negativo in quanto si teme che il procrastinarsi di tale situazione possa alterare e pregiudicare la fiducia del pubblico e degli operatori sulla capacità della Banca centrale di ricondurre l’inflazione a livelli accettabili.

Le attese, come detto, sono molto alte e questo lo si comprende da come hanno risposto i mercati, in queste ultime settimane all’avvicinarsi di giovedì 10 Marzo e alle ultime parole pronunciate dal numero uno della Bce, Mario Draghi nel suo intervento al Parlamento Europeo lo scorso 16 Febbraio. Le borse europee, infatti, hanno recentemente cambiato trend. Se, nelle prime settimane del 2016, i driver d’indirizzo dei listini finanziari sono stati legati al rallentamento dell’economia globale ed in particolare di quelle dei paesi emergenti da una parte e l’andamento del prezzo del greggio dall’altra, ultimamente l’attenzione si è spostata sulla decisione che potrà permettere un cambiamento di rotta nell’economia dell’eurozona. Inoltre, come già accennato, anche Mario Draghi ha fatto ben sperare con le sue parole lo scorso Febbraio, quando affermò che in un contesto dove si assiste ad una ripresa a ritmo moderato, la Bce è pronta a fare la sua parte, aggiungendo però che la crescita deve essere sostenuta da investimenti pubblici e tassazione bassa. Occorrono, cioè misure strutturali volte ad aumentare l’occupazione e la competitività.

Ciò che rimane dubbio è in che modo agirà il Board per aggiungere maggiore stimolo all’economia. Un’idea, però, alcuni analisti e le più importanti banche di investimento se la sono fatta. Secondo BlackRock, la più grande società di investimento al mondo con un patrimonio gestito di circa 4,6 trilioni di dollari, vi sarà un ulteriore taglio dei tassi sui depositi di 10 punti base e un ampliamento degli acquisti mensili. JP Morgan, invece, si aspetta una decisione nella direzione di consolidare le misure nei prossimi 3 anni, dunque sino al 2019. Inoltre, la banca d’investimento americana prevede un aggiuntivo allentamento monetario mediante il taglio dei tassi di deposito al -0,4% (Sole24Ore), il contestuale aumento dell’acquisto mensile di bond di altri 10 miliardi e due altre Tltro. In generale, quindi, per non deludere le attese come in dicembre, gli analisti si aspettano una riduzione dei tassi sui depositi presso la Bce per scoraggiarli e incentivare gli investimenti nell’economia reale e un aumento degli acquisti mensili sulle attività dell’eurozona mediante operazioni di acquisto straordinarie. Nella riunione di giovedì, pertanto, Draghi sarà chiamato se non a stupire quanto meno a soddisfare le attese degli analisti, nonostante il complesso quadro in cui si trova ad operare, dato che più viene ridotto il tasso ufficiale di sconto e più i margini su cui gli istituti bancari possono fare affidamento vengono meno, mettendoli ancor di più a dura prova.

Interessante sarà poi anche capire la linea d’indirizzo che seguirà Janet Yellen, quando la settimana prossima e precisamente mercoledì 16 Marzo si riunirà il consiglio della Fed. In questo caso, il contesto è diametralmente opposto, attendendosi un processo di normalizzazione dei tassi di interesse, dopo 9 anni di misure monetarie espansive poste in essere con lo scopo di attenuare gli effetti negativi della più grande crisi finanziaria della storia, seconda solo a quella del ’29.

 

Di Gianluca Fioravanti

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