Il crollo del prezzo del petrolio: cause e prospettive | LFC
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Il crollo del prezzo del petrolio: cause e prospettive

Il crollo del prezzo del petrolio: cause e prospettive

In meno di un anno e mezzo il prezzo del petrolio, una delle più importanti risorse a livello mondiale ha subito un vero e proprio tracollo. Infatti, se l’oro nero in data 01/06/2014 aveva una quotazione pari a circa 100 dollari al barile, oggi quella stessa quotazione oscilla all’interno della banda 30-40 dollari al barile. Le ragioni di questa drammatica riduzione dei prezzi sono legate sia alle condizioni dell’offerta sia a quelle della domanda.

Relativamente all’offerta, si è avuto un incremento enorme della quantità di greggio immessa sul mercato in seguito allo sviluppo della tecnica del fracking negli Stati Uniti. La tecnica consiste nell’immettere nel sottosuolo enormi quantità di acqua calda in maniera tale da fratturare le rocce e poter liberare il petrolio in esse contenuto. L’adozione di tale procedura ha consentito agli Stati Uniti di affrancarsi dalla dipendenza dal petrolio medio orientale. Si prevede che gli Stati Uniti dovrebbero entro breve tempo superare l’Arabia Saudita come primi produttori mondiali di oro nero.  Il 18 dicembre 2015, proprio per far fronte alla situazione completamente nuova venutasi a creare sul mercato energetico USA, il Congresso ha rimosso i vincoli all’esportazione di prodotti raffinati introdotti in seguito alle crisi petrolifere degli anni 70. Oltre al fracking, non è da sottovalutare il fondamentale impatto della riammissione dell’Iran nella comunità internazionale a seguito dell’accordo nucleare. Verranno infatti gradualmente rimosse le sanzioni all’economia iraniana, e il paese potrà quindi tornare a esportare greggio sui mercati internazionali.

Dal lato della domanda invece si osserva la debolezza dell’economia mondiale e in particolare si fanno sempre più forti i dubbi circa la crescita delle economie emergenti. In particolare di recente la crescita cinese è andata rallentando, e anche il Brasile e la Russia stanno affrontando un periodo abbastanza complesso (l’economia brasiliana si è contratta del 3,5% nel 2015 ed è stata interessata da livelli inflattivi a doppia cifra e la valuta brasiliana, il real, ha subito un forte deprezzamento, mentre la Russia si trova a dover far fronte alle sanzioni internazionali e all’instabilità del rublo). Pertanto anche le prospettive in termini di domanda di petrolio sono assai fosche.

Di fronte a queste difficoltà l’OPEC, il cartello che riunisce i maggiori produttori di petrolio a livello mondiale, non è stata in grado di giungere a una decisione in grado di arrestare il calo del prezzo tagliando la produzione. Nella recente riunione di Dicembre 2015 infatti l’Opec ha deciso di lasciare invariata la produzione a causa dell’incapacità di trovare un accordo su come dovesse avvenire la riduzione. L’ OPEC è infatti al momento lacerato al suo interno da considerazioni politiche. Infatti Arabia Saudita e Iran sono avversari sia in campo religioso (l’Arabia Saudita è il protettore della fede sunnita, mentre l’Iran è il paladino degli sciiti) sia geopolitico (le due potenze si stanno confrontando per il dominio del Medio Oriente). Pertanto appare impossibile nel breve termine che si riesca a giungere ad un accordo circa la riduzione della produzione, specie dopo i violenti contrasti tra Riad e Teheran dovuti all’esecuzione da parte dei sauditi del capo sciita al-Nimr.

Il calo del prezzo del greggio sta provocando gravi danni all’economia dei paesi esportatori. In particolare l’Arabia Saudita ha annunciato forti tagli di bilancio per far fronte ai ridotti introiti derivanti dalla vendita di petrolio. Anche paesi come Venezuela e Russia stanno accusando il colpo. Di contro il ridotto prezzo del petrolio sta avvantaggiando le economie importatrici, tra le quali figurano quelle europee e quella italiana in particolare. Se da un lato più bassi prezzi del petrolio determinano vantaggi per l’economia (ad esempio, prezzi più bassi per i carburanti), va però detto che il crollo del prezzo del petrolio sta avendo effetto negativo sulle economie occidentali in termini di riduzione dell’inflazione. L’attuale dinamica inflattiva manifesta addirittura una tendenza alla deflazione, vista in maniera assai negativa dai banchieri centrali.

 

Di Federico Apicella