Il nuovo strumento per la risoluzione delle crisi bancarie: il Bail-In | LFC Finance Club
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Il nuovo strumento per la risoluzione delle crisi bancarie: il Bail-In

Il nuovo strumento per la risoluzione delle crisi bancarie: il Bail-In

L’attuazione del bank recovery and resolution directive (Brrd, direttiva 2014/59/UE)(recepito in Italia con il dlgs. 180/2015) ha imposto che dal 1 Gennaio 2016 si prevedesse che tra gli strumenti di risoluzione delle crisi bancarie venga previsto anche il c.d. bail-in. Questo strumento va a sostituire la precedente ipotesi di bail-out (vale a dire quelle procedure nelle quali è il denaro pubblico a coprire le perdite e le ristrutturazioni bancarie, per evitare le conseguenze sociali determinate dal fallimento di una banca), attraverso la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti o la loro conversione in azioni, per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in misura sufficiente a risolvere la crisi e a mantenere la fiducia del mercato. Il Brrd introduce il principio in base al quale i costi delle crisi bancarie dovranno ricadere in primo luogo su azionisti e creditori, fino a un tetto massimo dell’8% delle passività della banca stessa. Oltre tale soglia, i costi della crisi potranno essere sopportati anche dal sistema bancario nel suo complesso attraverso il fondo di risoluzione nazionale, che non potrà comunque fornire un contributo superiore al 5% del passivo. Inoltre un intervento straordinario del fondo si potrà avere qualora la crisi della banca in questione dovesse mettere a rischio la stabilità dell’intero sistema finanziario.

La direttiva Brrd si compone di due parti:

  1. Il recovery plan: riguardante il risanamento bancario, per far si che l’ente non cessi di svolgere la propria ordinaria attività;
  2. Il resolution plan: la fase nella quale interviene l’autorità di risoluzione che disporrà le modalità con le quali verrà liquidato il passivo dell’ente, questa fase sopraggiunge quando un istituto è in fase di fallimento o ha la possibilità di finire in default in breve tempo.

La risoluzione è un processo di ristrutturazione gestito da delle autorità indipendenti (c.d. autorità di risoluzione), che grazie ad una serie di poteri e strumenti offerti dalla Brrd è finalizzata ad evitare che si verifichino delle interruzioni nelle prestazioni di servizi essenziali da parte della banca ed a riportare l’istituto ad una stabile posizione finanziaria (quantomeno per la parte “sana”), liquidando le passività non sostenibili. L’alternativa alla risoluzione è la liquidazione (in Italia, in particolare, alle imprese bancarie si applica la procedura della liquidazione coatta amministrativa).

L’autorità di risoluzione:

L’autorità di risoluzione della crisi (in Italia individuata in Banca d’Italia) è quell’autorità pubblica od investita di poteri pubblici per lo svolgimento delle funzioni e dei compiti relativi alla risoluzione la cui individuazione è rimessa alla libertà di scelta di ogni singolo stato sotto certe condizioni previste dalla direttiva stessa. In particolare sulla base del decreto legislativo di recepimento n.180/2015, la Banca d’Italia interviene attraverso le seguenti fasi:

  1. Fase delle misure preparatorie, cioè la predisposizione, sentita la BCE, del piano di risoluzione;
  2. Fase dell’accertamento, cioè l’accertamento della sussistenza della situazione di dissesto o rischio di dissesto.
  3. Le autorità di risoluzione possono sottoporre una banca a risoluzione se ritengono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
  4. La banca è in dissesto o a rischio di dissesto;
  5. Non si ritiene che misure alternative di natura privata (ad esempio aumenti di capitale) o di vigilanza consentano di evitare in tempi ragionevoli il dissesto dell’intermediario;
  6. Sottoporre la banca alla liquidazione ordinaria non permetterebbe di salvaguardare la stabilità sistemica, di proteggere depositanti e clienti, di assicurare la continuità dei servizi finanziari essenziali e, quindi, la risoluzione è necessaria nell’interesse pubblico.

Il risolutore interviene, per colmare le perdite dell’ente, azzerando o convertendo le passività, eliminando quelle voci del passivo societario che rappresentano un obbligo nei confronti dell’investitore. L’investitore vedrà estinguersi i diritti patrimoniali, di controllo, amministrativi e di disposizione.

L’autorità di risoluzione potrà servirsi di quattro strumenti per la risoluzione:

  1. La vendita di un ramo d’azienda o di parti dell’attività a privati;
  2. La costituzione di un ente-ponte nel quale trasferire temporaneamente le attività sane della banca;
  3. L’utilizzo dello schema della bad bank, quindi cedendo ad una società veicolo parte del proprio portafoglio per potersi più agevolmente depurare da crediti anomali, tossici o difficilmente esigibili, separando l’attività e riuscendo così a proseguire con la propria;
  4. Il salvataggio interno (c.d. bail-in).

L’autorità di risoluzione può utilizzare uno degli strumenti a propria discrezione. Inoltre è stato previsto che gli enti di credito redigano ed aggiornino periodicamente dei piani di risanamento aventi ad oggetto le misure finalizzate al ripristino della loro situazione finanziaria a seguito di un significativo deterioramento.

Strumenti coinvolti nel bail-in:

La direttiva contiene l’elenco degli strumenti che in ordine concorrono alle perdite dell’ente. L’UE nel prevedere questo elenco ha seguito una specifica ratio, cioè mettere in posizione prioritaria per essere chiamati a concorrere al salvataggio dell’ente quegli strumenti a più alto rischio, in quanto ad essi si fa ricondurre una maggiore propensione all’aleatorietà da parte dell’investitore. Solamente dopo aver esaurito le risorse della categoria più rischiosa si potranno aggredire le successive, secondo questo ordine:

  1. Riserve bancarie (compresi quelle del sovrapprezzo delle azioni e degli utili non distribuiti);
  2. Quote di capitale azionario, cioè azioni od obbligazioni convertibili in azioni;
  3. Warrant;
  4. Obbligazioni bancarie senza garanzia od a garanzia limitata, c.d. junior;
  5. Obbligazioni bancarie ordinarie, c.d. senior (si deve precisare che al fine di evitare che i detentori di obbligazioni senior si trovino all’improvviso a detenere titoli più rischiosi di quanto ipotizzato al momento dell’acquisto è stato previsto che fino al 2019, alle obbligazioni senior venga attribuita la stessa posizione gerarchica dei depositi interbancari, per poi posizionarsi, dopo il 1 Gennaio 2019, nella posizione sopra indicata);
  6. Crediti subordinati;
  7. Pronti contro termine;
  8. Certificati di deposito al portatore;
  9. Conti deposito superiori ad euro centomila, solamente per l’eccedenza.

In riguardo all’ultimo punto è necessario precisare che in caso di conti cointestati con una giacenza maggiore di euro centomila la parte eccedente di capitale non rischia in ogni caso di ricadere nel bail-in in quanto il limite di centomila euro è per depositante e non per deposito (ad esempio se il conto è cointestato a due persone il limite è esteso a duecentomila euro, cioè centomila euro per depositante, purché nessuno dei due cointestatari possegga un altro conto presso il medesimo istituto). Bisogna ricordare anche che il bail-in ha effetto retroattivo, cioè si può applicare anche agli strumenti finanziari sottoscritti dai clienti prima del 1 Gennaio 2016.

Strumenti esclusi dal bail-in:

L’intento del legislatore europeo, tramite lo strumento del bail-in, è quello di minimizzare gli effetti che i fallimenti degli istituti di credito possano ingenerare sia nei confronti dei contribuenti sia in termini di ripercussioni sul rapporto di fiducia tra la banca ed il cliente. Sulla base di questo presupposto, il legislatore europeo ha deciso di escludere dal coinvolgimento alla crisi degli istituti determinate categorie di strumenti:

  1. I conti deposito inferiore ad euro centomila (c.d. depositi garantiti), poiché tutelati dal Sistema di Garanzia dei Depositi previsto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (nei confronti del quale ogni banca nazionale ha l’obbligo di conferire un contributo annuo commisurato ai depositi a sua disposizione) che tende alla tutela del risparmiatore inconsapevole;
  2. Le obbligazioni bancarie garantite, inclusi i covered bonds ed altri strumenti garantiti;
  3. I titoli ceduti a garanzia delle obbligazioni (pegno su titoli);
  4. I beni della clientela detenuti dall’istituto o in virtù di una relazione fiduciaria, come ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza o i titoli detenuti in un conto apposito;
  5. Le passività interbancarie (ad esclusione dei rapporti infragruppo) con durata originaria inferiore a sette giorni;
  6. Le passività derivanti dalla partecipazione ai sistemi di pagamento con una durata residua inferiore a sette giorni;
  7. I debiti verso i dipendenti, i debiti commerciali e quelli fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare;
  8. Le disponibilità dei clienti detenute dalla banca per conto di organismi di investimento collettivo (c.d. Oicr) e fondi d’investimento alternativi protetti all’interno della procedura concorsuale;
  9. I fondi comuni di investimento promossi dalla banca ma con patrimonio autonomo e fondi pensioni aventi patrimonio separato.
  10. Bisogna inoltre fare un’ulteriore precisazione in merito ai depositi poiché, anche per la parte eccedente i centomila euro, i depositi ricevono un trattamento preferenziale: infatti sarà possibile aggredire l’eccedenza solamente nel momento in cui nessun altro strumento con un grado di rischio maggiore all’interno della gerarchia del bail-in non fosse sufficiente a coprire le perdite ed a ripristinare un livello adeguato di capitale. Inoltre i depositi al dettaglio eccedenti i centomila euro possono essere esclusi dal bail-in in via discrezionale, con la finalità di preservare la stabilità finanziaria ed a condizione che il bail-in sia stato applicato ad almeno l’8% del totale delle passività dell’istituto. Per il resto vale la regola generale secondo la quale le passività non espressamente escluse possono essere sottoposte a bail-in. Tuttavia, in circostanze eccezionali, quando l’applicazione dello strumento comporti un rischio per la stabilità finanziaria e/o comprometta la continuità di funzioni essenziali le autorità possono discrezionalmente escludere ulteriori passività dalla procedura. Queste esclusioni sono soggette a limiti e condizioni e devono essere approvate dalla Commissione europea.

 

Di Michele Camilleri