La psicologia del mercato: differenze tra l’11 Settembre ed il 13 Novembre | LFC
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La psicologia del mercato: differenze tra l’11 Settembre ed il 13 Novembre

La psicologia del mercato: differenze tra l’11 Settembre ed il 13 Novembre

Venerdì 13 novembre, Parigi, la Francia e con lei tutto il mondo occidentale hanno subito un duro attacco terroristico rivendicato dai fondamentalisti islamici dell’Isis, in cui hanno perso la vita 130 persone.

Da venerdì il panico ha iniziato a diffondersi in tutta Europa, sono aumentate le misure di sicurezza in tutto il continente e anche negli Stati Uniti; tuttavia le Borse mondiali sembrano essere rimaste indifferenti a tutto ciò. Nonostante nella mattinata di lunedì c’è stato un calo di un punto percentuale e non sono mancati gli effetti da “Flight to Quality” (fuga verso la qualità), con acquisti su oro, su titoli di Stato Usa, così come su bond biennali di Germania, Francia e Belgio, considerati tra i più sicuri dell’area euro, è bastata una mezz’ora per capire che tra gli investitori non serpeggiava il panico, con gli indici che si sono riportati in parità. Eppure dopo l’attentato al World Trade Center di New York l’11 settembre 2001 la Borsa di New York aveva subito un duro colpo restando chiusa per oltre 5 giorni, perdendo il 7% dopo la prima seduta e più del 11% nelle sedute successive.

Come può essere spiegata questa differenza d’ impatto sui mercati finanziari?

Una delle maggiori cause di questa eterogeneità è data dal fatto che gli attentati alle Twin Towers dell’11 settembre avvennero in piena mattinata quando le Borse di tutta Europa erano già operative ed il panico degli azionisti, soprattutto dei più piccoli, portò ad un effetto di Panic Selling (vendita da panico) che causò il crollo dei principali indici borsistici. L’attentato alla capitale francese, invece, è avvenuto nella notte di venerdì. Ciò ha implicato che gli azionisti, ed il mercato, hanno avuto il weekend per assimilare e metabolizzare quanto accaduto.

La causa principale per cui la risposta delle Borse, dopo il 13 novembre, è stata positiva è sicuramente che in questo momento il mercato non si sta focalizzando affatto sugli attacchi terroristici e sulla dichiarata guerra all’Isis. Il mercato ragiona per tematiche e quasi mai si muove contemporaneamente su due tematiche. In questo momento la tematica predominante resta quella delle banche centrali con l’attesa di un potenziamento del Qe (Quantitative Easing) a dicembre. Questo piano prevede, ora, che la Bce compri titoli dalle Banche europee per 60 miliardi di euro fino a marzo 2016. Se prima le possibilità di un suo rafforzamento erano pari al 50%, ora gli esperti sostengono che con gli avvenimenti di Parigi il Presidente della Bce, Mario Draghi, possa implementare quasi certamente il Qe sia in termini di allungamento dei tempi che in termini di denaro messo a disposizione dalla Bce per acquistare i titoli dalle Banche. Non solo, insieme potrebbe essere portata a termine anche una diminuzione del tasso sui depositi che la Bce dovrebbe pagare alle banche che depositano presso di lei la propria liquidità (dovrebbe poiché essendo ad oggi il tasso negativo, di fatto sono le stesse Banche a pagare interessi quando depositano le proprie liquidità presso la Bce) passando dal -0.2% al -0.3%. Questa probabile iniezione di liquidità da parte della Bce controbilancia in maniera più che positiva il Risk-Off (avversione al rischio) degli azionisti e quindi evita che possa verificarsi un altro effetto di Panic Selling; a ciò vanno aggiunte le parole rassicuranti dell’ “Oracolo di Omaha”, Warren Buffet, che ha dichiarato apertamente che «non bisogna vendere le azioni dopo gli attacchi di Parigi»

Non va sottovalutato neanche il possibile aumento dei tassi della Fed (Federal Reserve) previsto per dicembre. Questi sono infatti fermi allo 0.0% da circa sette anni, a partire quindi dalla fine del 2008; un eventuale loro aumento porterebbe ancora più liquidità nei mercati.

Se infine consideriamo che la lotta al terrorismo e la possibilità di attentati ad oggi rientrano quasi nella normalità, possiamo chiarire il trend di risposta delle Borse: a New York era bastato poco più di un mese per recuperare il -11% iniziale, a Madrid, dopo lo scoppio di una bomba su un treno, e a Londra, dopo le bombe in metropolitana, era bastata una sola settimana per risollevare i rispettivi -2.17% e -1.36%, a Parigi non c’è stato neanche un calo degli indici azionari, anzi il Cac 40 ha addirittura guadagnato il 2.77%.

Tutto ciò ci aiuta a comprendere come mai i Broker e gli azionisti si sono fatti prendere da un Panic Selling sempre minore dagli attentati alle Torri Gemelle ad oggi, tanto da trasformarlo in un trend positivo per i mercati finanziari.

 

Di Nicolò Capo