Le rivoluzioni annunciate di Elon Musk | LFC
90
post-template-default,single,single-post,postid-90,single-format-standard,cookies-not-set,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1300,side_area_uncovered_from_content,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-10.1.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive
 

Le rivoluzioni annunciate di Elon Musk

Le rivoluzioni annunciate di Elon Musk

Si chiama Elon Musk, sudafricano di nascita ma con passaporto americano e negli ultimi anni sta letteralmente rivoluzionando l’idea di fare impresa. La prima società a ventiquattro anni (Zip2), fondata assieme al fratello e venduta per 300 milioni di dollari alla Compaq quattro anni dopo. Successivamente cofondatore e direttore di PayPal, noto colosso dei pagamenti online, acquisito da Ebay nel 2002 per una cifra a nove zeri. Collega in quegli anni, di Jawed Karim (founder di Youtube), Reid Hoffman (founder di LinkedIn), Roelof Botha (partner di Sequoia Capital) e del rinomato Peter Thiel. Oggi a 44 anni, è tra i più stimati se non il più amato imprenditore d’America. Sognatore ed egocentrico, così viene spesso definito dai giornali d’oltre oceano. Vuole salvare il mondo e colonizzare Marte e per farlo, ha fondato negli ultimi 15 anni alcune delle più importanti società tecnologiche del pianeta.

Non felice delle multimilionarie exit giovanili, nel 2002 decide infatti di fondare SpaceX, un’azienda specializzata nella progettazione e sviluppo di tecnologie e veicoli aerospaziali. Oggi è tra i principali fornitori privati della NASA, con una valutazione complessiva che si aggira intorno ai 13 miliardi di dollari. Poco dopo, sempre sotto la sua effige, nasce la Tesla Motors, società con l’obiettivo di produrre vetture completamente elettriche e accessibili al mercato di massa. Da citare tuttavia, anche OpenAISolarCity e Hyperloop. La prima è l’ultimo gioiello nato in casa Musk, ovvero una società di ricerca no profit dedita allo studio dell’intelligenza artificiale, ideata congiuntamente con Sam Altman, attuale presidente di Y Combinator.
La seconda è una compagnia (fondata dai cugini di Elon) leader nel settore dei servizi energetici; società che ad onor di cronaca ha le stesse prospettive di crescita dell’Amazon di 10 anni fa. Hyperloop invece, è un programma nato nel 2013 che ha il fine di creare un sistema di trasporto in capsule, capace di superare i 1.200 km all’ora, progetto che si concretizzerà molto probabilmente nel 2020. In tutte e tre Musk è un attivo investitore e promotore, nonché uomo chiave.

Eppure, guardando ad un passato non troppo lontano, in pochissimi ci avrebbero scommesso. Molte le difficoltà che Musk ha dovuto affrontare, sopratutto nel tumultuoso 2008, con il rischio fallimento sia per SpaceX che Tesla Motors. Oggi, per nostra e sua fortuna, le cose sono ben diverse. Quelle stravaganti idee di 15 anni fa stanno completamente cambiando le regole del progresso. Non a caso, negli ultimi 18 mesi il suo nome è continuamente al vertice della cronaca, grazie agli enormi successi ottenuti nel campo della tecnologia, in primis con SpaceX. Lo scorso 8 Aprile difatti si è riusciti, per la prima volta nella storia, a far atterrare verticalmente un razzo vettore, denominato Falcon 9, su una chiatta drone in mezzo all’oceano. Il successo di Cape Canaveral, così definito, ha segnato una pietra miliare verso l’abbattimento dei costi da parte delle agenzie governative e società private per l’esplorazione spaziale. Dopo decenni di studi, si aprono prospettive per la velocizzazione dei processi, come ad esempio, il riutilizzo dei moduli per successivi lanci, rifornimenti o esplorazioni.

Veniamo adesso alla Tesla. Come già detto l’obiettivo della società di Palo Alto è la produzione di “auto elettriche per il popolo”, vale a dire, accessibili al portafoglio di tutti. Sempre qualche settimana fa, con un evento in pompa magna tipica dell’ambiente tech, è stata presentata dallo stesso Elon, la Model 3, una berlina elettrica con una autonomia di 345km e un prezzo di partenza fissato tra i 30.000 e i 35.000 dollari. La Model 3 non è solo una nuova auto elettrica ma un vero e proprio fenomeno di costume, come avvenne anni or sono con Apple al lancio del primo iPhone. Non si spiegherebbero altrimenti le oltre 400.000 prenotazioni effettuate nei giorni successivi alla presentazione, che tradotte in termini economici garantirebbero alle casse della società californiana un introito di circa 16 miliardi di dollari a partire dal 2017, con l’inizio delle prime consegne. Come diretta conseguenza, il titolo della Tesla vola in borsa, toccando anche i 265 dollari per azione, raggiungendo in questi giorni, una valutazione complessiva pari a quella del colosso automobilistico FCA dopo la separazione da Ferrari SpA, ossia 10 miliardi di dollari.

A confermare questo enorme interesse per il settore green automotive ci pensa anche Bloomberg New Energy Finance. In seguito ad uno studio, ha previsto che entro il 2040 i veicoli elettrici presenti su strada sfioreranno le 41 milioni di unità, cioè il 35% delle vendite complessive di auto nuove nel mondo. Numerosi saranno i benefici, tra cui la cospicua liberazione di ricchezza pro capite. L’acquisto di un veicolo elettrico, secondo diverse proiezioni, garantirà appunto una maggiore durevolezza e un minor costo energetico, rispetto ad un attuale mezzo a combustione fossile.

I grossi player del settore non rimangono a guardare. Sfruttando il momento, stringono partnership strategiche per il futuro, costretti in parte anche dalle scelte politiche di alcuni paesi, vedi l’Olanda, che vieterà la vendita e circolazione di auto a benzina e diesel a partire dal 2025. Nissan, Audi, e BMW sono tra le prime big companies pronte a raccogliere la sfida di Elon. Anche l’italo-americana FCA, segue con grande interesse la vicenda. Sergio Marchionne (CEO di FCA), fresco del viaggio in Silicon Valley, sarebbe pronto a copiare la formula, aggiungerci un tocco di design italiano e avviare la produzione di un nuovo veicolo in meno di 12 mesi nel caso la Model 3 dovesse avere un reale successo su strada. A tutto ciò il 44enne di origini sudafricane risponde con la liberalizzazione dei brevetti Tesla (definiti un ostacolo alla cooperazione per la sconfitta dei cambiamenti climatici).
Per Musk dunque, le sfide sono solo agli inizi, a noi non resta che continuare a narrare le sue rivoluzioni, anche piccole che siano, in quanto in un modo o nell’altro, siate certi che gioveranno a tutti quanti.

Di Valerio Durazzo