Non Performing Loans | LFC Finance Club
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Non Performing Loans

Non Performing Loans

Non Performing Loans e l’accordo GACS Italia-Ue

Il sistema bancario europeo ed in particolare di quelle economie europee che hanno trovato più difficoltà nel processo di ripresa economica (tra cui l’Italia), hanno messo a dura prova i rispettivi governi negli ultimi anni, per trovare delle soluzioni non solo efficaci ma anche in linea con quanto recentemente messo nero su bianco dalla BCE in merito alla gestione dei crediti deteriorati, definendo in maniera dettagliata le aspettative della vigilanza bancaria.

Gli NPLs possono essere definiti come quelle attività (in particolare crediti) che non riescono più a rimborsare il capitale e la parte degli interessi dovuti. In sostanza, si tratta di crediti per i quali la riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza che per ammontare dell’esposizione (cit. Borsa Italiana). La problematica sorge dunque per gli intermediari finanziari coinvolti in quanto dovranno svalutare le medesime attività per valori legati alla rischiosità dei relativi crediti. Svalutazioni che ovviamente si trasformeranno in accantonamenti prima e in perdite secce in bilancio poi.

Dalle tabelle sotto riportate (fonte Sole24 Ore) possono essere osservati i livelli di NPLs che aggravano i bilanci delle banche dei rispettivi paesi in valore assoluto e in percentuale al totale dei crediti emessi dal sistema bancario medesimo.

 

In valore assoluto, ci si accorge che l’Italia occupa la prima posizione tra quelli europei. Posizione che si riduce alla quinta se si considera il valore percentuale degli NPLs, che comunque resta elevato se confrontato con la media europea (11,58%).

Le motivazioni principali di tali elevati livelli di attività non performanti a livello europeo ovviamente si ritrovano nella recente crisi finanziaria e nella successiva stagnazione economica. Gli NPLs tendenzialmente derivano dalla decrescita della capacità reddituale e patrimoniale delle controparti degli istituti bancari e dalla stabilità dei tassi di estinzione. Quest’ultimo fattore aggrava maggiormente la situazione creditizia specie nel contesto italiano in quanto, come noto, è caratterizzato da lentezze ed eccessive complicazioni del sistema giuridico, che non fa altro che allungare di molto la risoluzione dei vari contenziosi.

Cosa possono fare gli intermediari

Gli intermediari chiaramente possono agire attivamente per poter massimizzare i recuperi di tali attività in sofferenza con lo scopo di ridurre gli accantonamenti e quindi le perdite. Per farlo, possono agire sulla durata del contenzioso, anche in virtù della tipologia e delle peculiarità delle esposizioni. Infatti, circa un terzo delle sofferenze sono garantite da beni immobili. Pertanto, la ripresa del mercato immobiliare gioca un ruolo strategico. In aggiunta a questo, possono altresì migliorare il coordinamento tra le singole banche, dato che in non pochi casi, le situazioni creditizie in sofferenza coinvolgono più istituti bancari, migliorando in tale maniera la qualità informativa.

In questo contesto anche le autorità hanno cercato di fare la loro parte offrendo soluzioni e strumenti validi. Non a caso, pochi giorni fa la Commissione Europea ha confermato lo schema di garanzia statale definito nell’accordo Italia-UE sulla gestione dei crediti deteriorati. L’accordo è stato raggiunto tra il ministro Pier Carlo Padoan e il commissario UE Margrethe Vestager. Tale accordo prevede l’impiego del sistema GACS (Garanzia sulla Cartolarizzazione delle Sofferenze). Sistema che consente non solo di creare una sola bad bank ma singole entità individuali per gli istituti bancari che vorranno ripulire i propri attivi di bilancio. Sostanzialmente, le banche italiane potranno far confluire quei crediti non performanti verso entità costituite ad hoc per lo smaltimento degli stessi.

Vediamo in dettaglio come funziona.

Come già accennato, il meccanismo GACS permetterà la creazione di entità separate, con una propria autonomia anche manageriale, per ogni banca, che cedendo i crediti definiti NPLs a tali entità giuridiche libereranno gli attivi di bilancio ripulendoli da quelle esposizioni creditizie con più alta probabilità di insolvenza. Per evitare l’impiego di un aiuto di Stato è stata prevista la garanzia statale solo per una porzione degli stessi, ed in particolare per quelle tranche “senior” ossia di qualità creditizia migliore (con rating definito “investment grade”). Quindi, le banche cederanno i propri crediti non performanti alle c.d. SPV, le quali a fronte dell’acquisto degli NPLs, emetteranno titoli ABS (Asset-Backed Securities) ossia titoli obbligazionari garantiti dagli stessi crediti non performanti. In virtù dei diversi livelli di rischiosità dei crediti, i titoli verranno suddivisi in diverse tranche (senior, mezzanine e junior). Ovviamente, i titoli senior avranno precedenza nel rimborso di interessi e capitale rispetto alle altre due categorie.

Il decreto che ha istituito tale schema di cartolarizzazione ha previsto in maniera puntuale anche ulteriori caratteristiche e standard che dovranno essere rispettati e che includono il rating, il prezzo di cessione degli NPLs e il corrispettivo della garanzia statale.

Per quanto concerne il rating, i titoli che beneficeranno dell’etichetta “senior” e quindi della garanzia statale dovranno essere dotati di un rating pari almeno a BBB- mentre il prezzo di cessione dovrà essere non superiore al valore netto di bilancio. Infine, il corrispettivo della garanzia statale (estesa solo ai titoli senior) dovrà essere calcolata a valori di mercato, ossia prendendo a riferimento i prezzi dei credit default swap per strumenti finanziari con livelli di rischiosità simili.

Caso Unicredit

Posizione e strategia diametralmente opposta è stata presa dai vertici di Unicredit che hanno preferito cedere il pacchetto di NPLs invece di aspettare qualche mese per l’operatività della GACS che avrebbe contrariamente permesso di recuperare una parte dei crediti in sofferenza. Il numero uno di Unicredit, il francese Mustier invece ha preferito la via più rapida ma ovviamente più dura per concludere, quanto prima, l’operazione di aumento di capitale.

 

Di Gianluca Fioravanti