Piccole nazioni: tra dinamismo e ricchezza | LFC
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Piccole nazioni: tra dinamismo e ricchezza

Piccole nazioni: tra dinamismo e ricchezza

È ormai nota la posizione e il ruolo che rivestono le piccole nazioni a livello mondiale. Esse risultano, spesso, più dinamiche e agili dei grandi paesi e, talvolta, anche più ricche. Credit Suisse, famosa banca svizzera operante a livello mondiale, ha pubblicato un articolo (“The success of small countries and markets”) nel quale dimostra quanto, precedentemente, affermato.

Il primo punto chiave della relazione si  focalizza sulla maggiore dinamicità delle piccole nazioni (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Norvegia e Svezia), la quale si ripercuote, inevitabilmente, anche sull’andamento dei titoli azionari e derivati, i quali riescono a sovraperformare quelli delle grandi nazioni (Australia, Francia,  Germania, Italia, Giappone, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti). Inoltre, i “piccoli paesi” riescono ad avere migliori prestazioni, in termini di equity, sia in un periodo ventennale che quinquennale, delle grandi nazioni. In quest’ultimo caso lo scarto tra le due famiglie è di oltre un punto percentuale.

L’analisi si sposta, successivamente, sull’andamento del Prodotto Interno Lordo dei vari paesi e anche sotto questo punto di vista le piccole nazioni mostrano maggiori rendimenti rispetto alle grandi.

L’analisi economica, posta in essere da Credit Suisse, riguarda anche l’elaborazione di due indici (in un intervallo tra zero e uno):

  1. Indice di Globalizzazione, costruito in base a fattori tecnologici, sociali ed economici dei vari paesi presi in analisi.
  2. Indice di forza: Misura la qualità delle istituzioni dei singoli Stati e le loro “infrastrutture intangibili” (quelle che “sviluppano la capacità umana e permettono una facile ed efficiente crescita del business”), ma anche l’attitudine a prosperare in un mondo globalizzato, la capacità di produrre risultati sostenibili, nonché il livello di sviluppo umano.

Entrambi gli indici mostrano come i piccoli paesi abbiano ottenuto risultati più performanti rispetto ai grandi. Specialmente l’indice di globalizzazione mostra come le piccole nazioni abbiano saputo sfruttare al meglio le possibilità che il commercio mondiale offriva e offre tuttora. Le aziende “export oriented”, che in questi Paesi abbondano, hanno infatti messo a segno migliori performance di quelle ripiegate sui mercati domestici poiché sono state in grado di raggiungere, per prime, i nuovi clienti. Ma i Paesi piccoli non solo sono globalizzati, ma anche forti, come mostra l’indice di forza.

Uno dei principali motivi, di tale migliore capacità prestazionale, è dovuto al fatto di potere affrontare meglio i cambiamenti macroeconomici. La ricerca, infatti, mostra come i piccoli paesi riescano ad anticipare i macrotrend che investiranno, successivamente, le grandi nazioni. Questi paesi vengono chiamati i “Canarini nella miniera” (in quanto sono uccelli particolarmente sensibili alle esalazioni di metano e quindi sono in grado di segnalare, con la loro morte, le fughe di gas). A tal proposito è rappresentativo il caso Irlanda e Portogallo, che sono stati i paesi dove è stata anticipata la crisi che ancora interessa i paesi europei. Per quanto riguarda il fronte orientale il “canarino” è stato la Nuova Zelanda.

 

Di Angelo Migliorino