Unicredit: magro è bello? | LFC Finance Club
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Unicredit: magro è bello?

Unicredit: magro è bello?

Minimizzare i costi, massimizzare i ricavi. Questa è la regola, e qualsiasi decisione presa nelle migliaia di consigli d’amministrazione che si tengono nel globo è ispirata all’adempimento di detta regola. Cosi si spiegano decisioni difficili, amare come quella di Unicredit, di licenziare 18.200 addetti, di cui 6.900 in Italia.

IL MOMENTO

La notizia crea malumori soprattutto perché cade in un momento in cui il tasso di disoccupazione del Paese è in decisa fase di decrescita, per la prima volta dal 2007. Un momento, inoltre, a dir poco delicato per uno dei maggiori gruppi bancari dello Stivale, appena uscito – fortunatamente a testa alta – da due accuse per i reati di truffa e associazione per delinquere. Accuse mosse in particolar modo al vicepresidente (senza deleghe) Fabrizio Palenzona e al suo collaboratore Roberto Mercuri, con riferimento ad alcune valutazioni “non del tutto chiare” elaborate dalla banca in merito alla situazione creditizia aperta con una società facente capo all’imprenditore Andrea Bulgarella, che risulterebbe colluso con la mafia.
Il Tribunale di Firenze ha definitivamente sciolto ogni dubbio: nessun reato è stato commesso. Resta il fatto che lo scossone ha messo in luce i possibili punti deboli della governance del gruppo, dove la trasparenza non è al primo posto.

IL PIANO

Non solo tagli al personale, si prevede anche un aumento dei ricavi a 5 miliardi nel 2018, ma procediamo per gradi. Per quanto riguarda la prima parte del piano, vale a dire gli esuberi, dei 18.200 dipendenti in esubero, 6000 verranno liquidati nella cessione della controllata in Ucraina e dalla joint venture Pioneer-Santander. Dei restanti 12.200, 6.900 proverranno dalle filiali italiane ( 5.800 unità dai dipendenti del gruppo e 1.100 unità dai Corporate Centers). Da tale operazione sono attesi risparmi per 1,6 miliardi di euro.
Il secondo step riguarda il raggiungimento dei 5 miliardi di utile nel 2018. Traguardo ardito, calcolando i soli 2,2 miliardi di utile netto rettificato nel 2015 (fonte Bloomberg), ma non impossibile conoscendo le potenzialità della banca e i molteplici servizi offerti: credito al consumo, mutui, polizze, prestito alle imprese, investment banking, asset management e altro ancora.

Questo cosa comporta?

Quando si pensa alle conseguenze di un dato avvenimento in ambito finanziario, il principale indice di riferimento deve essere l’andamento azionario. Per quanto volatile, e subordinato a molteplici variabili, un titolo può raccontare molto a chi osserva.
In questo caso bisogna calcolare in primo luogo la grande importanza che ha la reputazione della società – la poca credibilità rende deboli – e in secondo luogo quanto sono realistici i prospetti futuri. Nella short run (breve periodo) UCG IM è crollata alla borsa di Milano, il giorno seguente la riunione del consiglio. Ha pagato in questo caso la reputazione – 18.220 dipendenti licenziati danno una cattiva impressione a chi investe – e il titolo scambiato a 5.92 euro (chiusura 11 novembre), 70 milioni il volume, è passato a 5.58 euro (apertura 12 novembre), più di 100 milioni il volume. E per ora nessun cenno di miglioramento – si viaggia su una media di 5.50 euro. Se bisogna dunque prendere atto di una sostanziale, prima risposta negativa del mercato, resta ugualmente realistico il prospetto di una long-run più florida e ricca di sorprese.

 

Di Niccolò Venosi