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Fondi Sovrani e Affari Internazionali. Intervista a Massimiliano Castelli

Fondi Sovrani e Affari Internazionali. Intervista a Massimiliano Castelli

Fondi Sovrani, sguardo geoeconomico ed equilibri internazionali: una chiacchierata con Massimiliano Castelli, Head of Strategy, Global Sovereign Markets, UBS Asset Management

Inizierei con chiederle una valutazione generale dello stato attuale dei Fondi Sovrani e di come questi hanno risposto alla recente crisi. 

Massimiliano Castelli – I Fondi Sovrani arrivano al 2020 dopo un lungo periodo di ottimi rendimenti in termini di investimenti. Sono un gruppo molto eterogeneo, ma dopo la crisi finanziaria del 2008 hanno avuto generalmente rendimenti molto elevati, in particolare se pensiamo al momento storico. La ragione è che a seguito della crisi i Fondi Sovrani hanno beneficiato delle politiche monetarie espansive e del supporto delle banche centrali alle borse mondiali. Non a caso i loro rendimenti si sono assestati tra il 6 e il 10%. Un rendimento abbastanza positivo se si pensa alla crisi fiscale del 2012 ed al rallentamento generale della crescita nei paesi sviluppati. Se sono riusciti ad ottenere sempre performance di livello è perché i Fondi sono investitori molto sofisticati e hanno adattato il loro portafoglio ai grandi cambiamenti strutturali che sono avvenuti nell’ambito dell’economia globale, puntando sui paesi in grande crescita, come la Cina, e anticipando alcune tematiche d’investimento solo ad oggi considerate scontate, pensiamo alla digitalizzazione e allo sviluppo tecnologico.

Se il 2020 è stato tragico dal punto di vista sanitario ed economico, non si può dire lo stesso dal punto di vista dei rendimenti. Se tra marzo e aprile abbiamo avuto cadute vertiginose e in poche settimane le borse mondiali hanno perso circa il 30%, nella seconda metà dell’anno c’è stato un cambiamento radicale nel comportamento dei mercati. Questo è stato dovuto principalmente a due fattori: il primo è stato l’intervento massiccio delle autorità fiscali e delle banche centrali che con un’immensa iniezione di liquidità hanno supportato i corsi azionari e i prezzi delle azioni, basti pensare alla Federal Reserve americana che, abbassando i tassi, ha dato impulso ai rendimenti sul reddito fisso. Il secondo fattore è stata la convinzione già in estate da parte degli investitori che grazie ad un arrivo tempestivo dei vaccini l’economia globale si sarebbe ripresa.

Abbiamo avuto quindi per lo più variazioni rilevanti nel breve periodo che già verso la fine del 2020 hanno iniziato a ristabilizzarsi. È importante sottolineare questo andamento perché i Fondi Sovrani ragionano sempre nel lungo periodo, ad oggi guardano già al mondo post pandemia. Se poi questa crisi ha veramente cambiato per sempre le nostre abitudini sarà il tempo a dircelo, ma i Fondi avendo una visione sempre sui prossimi cinque o dieci anni investono sempre cercando di prevedere quel che accadrà. Ora notano i rischi derivanti dal cambiamento climatico, concentrandosi sulla transizione energetica e sui veicoli elettrici. Notano la digitalizzazione del lavoro, facendo attenzione a quanto realtà di videoconferenze siano destinate ad essere centrali nelle nostre vite. Notano, infine, la tecnologizzazione, come nel commercio online. In tanti ora hanno scoperto le comodità dell’acquisto online e non è detto che non cambino le passate abitudini. Non è un caso che siano state proprio le aziende in questi settori a spiccare per performance e fiducia durante questa crisi.

Terzo tema seguito con cura è quello della deglobalizzazione, del rallentamento della globalizzazione. Il confronto tra USA e Cina, che sembrava legato alla presidenza di Donald Trump pare invece non attenuarsi con la vittoria elettorale dei Democratici. In futuro sarà più difficile per i fondi cinesi investire in settori tech negli Stati uniti e anche gli altri fondi dovranno domandarsi quale sarà l’effetto dei loro investimenti, dato che si prevedere una maggiore frammentazione dei mercati ed un coinvolgimento dei governi sempre più pervasivo. Il Presidente Trump, verso la fine del suo mandato, ha fatto pressione con un ordine esecutivo agli investitori per spingerli a non comprare azioni in Cina. Un ordine esecutivo non revocato da Biden. Vedremo quindi se questa competizione geopolitica al momento confinata al settore tecnologico si espanderà fino al settore finanziario, creando sempre più limiti alla circolazione dei capitali.

Il nostro continente, invece, si trova, come spesso è accaduto nella storia recente, in una posizione di equidistanza tra i due schieramenti, ricercando un equilibrio tra i due competitors che sarà sempre più complesso da mantenere con l’andare avanti delle tensioni.

Nel Suo volume Lei riporta: “China government should establish the strategy funds as part of the national energy strategy to hedge the risk in order to improve the national welfare” (Miao e Liyan), rilevando come talvolta i fondi cinesi comprino energia anche a prezzi gonfiati. Quanto sono realmente politiche le scelte dei fondi e quanto i governi ne influenzano la gestione razionale?

Questo riguarda in generale il rapporto tra Stato ed economia. Rapporto che storicamente ha avuto un andamento ciclico, caricando di responsabilità il pubblico durante i periodi di crisi. Basti pensare al periodo successivo al secondo conflitto mondiale. Durante il conflitto lo Stato ha accentrato a sé il lato produttivo per necessità belliche. Egli è divenuto quindi decisore finale costringendo l’economia ed i suoi equilibri a adattarsi di conseguenza. Una volta finita la guerra il pubblico si è trovato gestore di importanti settori e questo ha influenzato la vita economica del Paese degli anni 50 e 60.  Arrivarono poi gli anni 70, con la crescita dell’inflazione, la vittoria del liberalismo e le battaglie di Thatcher e Reagan, il cui fine era ridurre il ruolo dello Stato nell’economia. Ideali e impostazioni che sono rimaste immutate, con minore o maggiore intensità, fino alla crisi del 2008, causata anche da un’eccessiva deregolamentarizzazione.

Non è un caso, infatti, che proprio a seguito di questa crisi finanziaria sia avvenuto un riequilibrio nel rapporto. Dogma prima intoccabili come la libera circolazione di capitali sono oggi messi in discussione, portando anche il FMI a dichiarare come in alcuni casi particolari sia possibile porre qualche limite per mantenere un sano equilibrio finanziario all’interno del paese. Soluzioni come il proibizionismo un tempo mai sarebbero state promosse, e certamente non dal Presidente degli Stati Uniti, storicamente nazione promotrice del liberalismo. Oltre alla crisi in sé anche gli eventi successivi hanno portato malcontento, soprattutto nelle fasce più vulnerabili che hanno subìto con più forza le dinamiche della globalizzazione. Oltretutto, notare come un paese autoritario come la Cina fosse riuscito a riprendersi efficacemente dalla crisi ha portato alcuni a dubitare della necessità di determinati valori per la crescita economica.

Fatto questo breve excursus storico torniamo a noi. I Fondi Sovrani sono entità sotto controllo pubblico, non c’è alcun dubbio. Sono state ideate per diversificare risorse accumulate nel tempo. Nei casi dei paesi arabi dovute alle entrate petrolifere e nei paesi asiatici per un avanzo delle partite correnti. Data la scarsa capacità tecnica dello Stato nella gestione dei fondi d’investimento, si sono istituiti enti separati, seguendo criteri di natura finanziaria.  Personalmente interagisco frequentemente con Fondi Sovrani ed è vero che dietro il loro operato è presente uno stakeholder politico, ma queste istituzioni portano avanti operazioni di investimenti seguendo gli stessi criteri di un privato. Si pongono le stesse domande: è un investimento attraente? Ci sono aspettative positive? In quanto quantificabile il rischio?

Poi ovviamente ogni Fondo ha le sue caratteristiche, nel caso della Cina, ad esempio, essi hanno una tradizione per cui lo Stato si occupa in particolare di settori strategici. Come da te indicato è vero che acquisivano risorse pagandole più del valore di mercato, questo perché crescevano del 10%, quindi se lo potevano permettere, e avevano una forte focalizzazione sul manifatturiero. Necessitavano, quindi, di grandi risorse come petrolio, gas, ferro, rame ed energia. La loro priorità era avere accesso a tali risorse e i fondi sovrani erano lo strumento di questa operazione.
Quale può essere ad oggi la priorità della Cina? Probabilmente l’essere indipendente dal punto di vista tecnologico. Questo implica non solo strutture, ma anche produzione di semiconduttori e, a differenza di Taiwan, Sud Corea e USA, la Cina ancora non ha una tecnologia comparabile a quella di questi paesi. Istituiscono quindi nuovi fondi, alcuni proprio quest’anno, proprio per investire in quest’ambito. Possiamo concludere allora che lì i Fondi sovrani abbiano ruoli ben più rilevanti che di meri diversificatori delle risorse. Questa rivalutazione sta iniziando ad accadere anche nei paesi occidentali, dove è iniziata una discussione sul creare o meno fondi sovrani, basti pensare alle nuove iniziative di Caisse des dépôts et consignations in Francia.

Talvolta si sente parlare della nostra Cassa Depositi e Prestiti come possibile fondo italiano, Lei cosa ne pensa?  

Per poter rispondere al meglio a questa domanda è necessario ricordare quali sono gli obiettivi dei Fondi Sovrani e come normalmente agiscono. Come anticipato i Fondi Sovrani nascono per diversificare gli investimenti e agiscono principalmente all’estero. Cassa Depositi e Prestiti (CDP) è vero che gestisce un fondo, il quale deriva dai buoni fruttiferi postali, ma principalmente promuove lo sviluppo economico nazionale, se non locale, avendo un ammontare più limitato di investimenti esteri. Va però precisato un andamento dei Fondi Sovrani e di CDP che li sta portando a convergere. I Fondi, con la deglobalizzazione e l’aumento della presenza dei governi nelle loro scelte, stanno iniziando a tutelare e supportare i settori strategici nazionali, e CDP sta iniziando a diversificare i propri investimenti anche con prodotti all’estero.

Inoltre mi soffermerei anche su come CDP si identifica. Durante gli incontri internazionali a cui ho presieduto per il mio attuale ruolo mi è capitato non raramente di incontrare colleghi di Cassa Depositi e Prestiti, ed infatti CDP Equity SpA, società per azioni del Gruppo che nasce con l’obiettivo di proteggere le imprese italiane dalle aggressioni estere, è membro dell’International Forum of Sovereign Wealth Funds.

Parlando invece del Suo precedente ruolo come Head of Governmental Affairs per l’Europe, Medio Oriente e Africa, Le vorrei chiedere cosa questo abbia comportato, quali sono state le Sue funzioni e responsabilità e quali le principali istituzioni e attori politici con cui dialogava.

Ho iniziato facendo parte di un team di economisti chiamati a supportare il senior management della banca con consulenze economiche e strategiche in merito ai paesi dove espandere le proprie attivita’. Successivamente il mio ruolo si e’ evoluto con una maggiore attenzione sui nuovi regolamenti bancari lanciati a livello internazionale in seguito della crisi finanziara del 2008-29. Le grandi banche internazionali operano su scala globale e in molteplici giurisdizioni ed ‘ molto importante sempre essere aggiornati sulla evoluzione dei quadri normativi e regolamentari.  In tale  funzione vi e’ un costante dialogo e scambio di informazioni con i regolatori del settore bancario e finanziario e un’intensa attivita’ di collaborazione con le varie associazioni di categoria del settore. Ho rappresentato la mia banca in molte di queste associazioni.  

Nel mio ruolo mi sono anche occupato del rapporto tra Fondi Sovrani e i diversi comitati che si occupano del monitoraggio e autorizzazione di investimenti strategici nei loro paesi. Per esempio, basti pensare all’attuale autorevolezza del Commitee on Foreign Investments negli Stati Uniti il cui rolo e’ stato recentemente rinforzato per esercitare un maggiore controllo su investimenti stranieri in settori strategici degli Stati Uniti.

Per concludere Le chiederei un suggerimento di lettura, così da aiutarci ad esplorare e comprendere al meglio il tema

Chi vuole capire cosa sono i Fondi Sovrani e perche’ sono stati creati non posso che suggerire il mio libro scritto insieme a Fabio Scacciavillani The New of Economics of Sovereign Wealth Funds, Wiley Finance.

Per chi volesse farsi un’idea di quali sono i settori in cui iniziano ad avere oggi, e avranno luogo in futuro, le competizioni globali consiglio The Digital War: How China’s Tech Power Shapes the Future of Ai, Blockchain and Cyberspace di Winston Ma.

Per chi invece volesse un approfondimento dell’attuale condizione dei Fondi Sovrani rilevo il rdcent Policy Brief 21-3 del Peterson Institute for International Economics intitolato Sovereing wealth funds are growing more slowly, and governance issues remain.

Di Piergiuliano De Luigi

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