A cura di Gabriele Malloggi
Il colosso finanziario Goldman Sachs ha da poco creato una nuova divisione interamente dedicata all’industria dello sport. Tale entità vedrà coinvolti i due Executives Greg Carey e Dave Dase in qualità di Global Co-Head ed Elis Jones a capo della struttura europea.
Non è una novità, infatti, che il settore finanziario stia mettendo sempre più nel mirino quello sportivo. Nel 2022, secondo un report diramato da Deloitte, il settore sportivo ha visto più di 220 operazioni di M&A completate nel mondo, tanto che, secondo un altro report pubblicato quest’estate, circa il 35,7% dei club calcistici nei cinque maggiori campionati europei (Inghilterra, Spagna, Italia, Francia e Germania) ha visto subentrare investitori di tipo private equity, venture capital e private debt nei propri pacchetti azionari.
Al contempo, sempre con riguardo al settore calcistico, non sono passati inosservati gli investimenti che – per ultimo, e a titolo meramente esemplificativo – hanno visto coinvolto il campionato saudita (la Saudi Pro League) o, più in generale, il fondo d’investimento PIF. A riprova di una tendenza non soltanto europea, ma mondiale.
Così, anche la NFL americana e tutta una serie di altri campionati “pro” sembrano star rivedendo le proprie “ownership rules”, di modo da facilitare tali stessi investimenti e favorire l’ingresso di fondi sia privati che sovrani.
Goldman Sachs non è ovviamente nuova a operazione legate all’industria sportiva – avendo lavorato a stretto contatto con società quali il Chelsea, i Tennessee Titans e la Formula 1 – ma intende adesso colmare la grossa lacuna esistente tra la domanda e l’offerta di capitali nel mondo sportivo, unendo la propria expertise in materia sia di Asset management che di Wealth management e rivolgendosi ad una clientela detta “high-net-worth”, propensa a diversificare il proprio portafoglio d’investimenti in un periodo macro-economico di grossa incertezza.



