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Zombie firms: un male incurabile?

Zombie firms: un male incurabile?

Il termine zombie firm (o zombie company) viene usato per identificare le imprese che non generano dei ricavi sufficientemente elevati per ripagare gli interessi che maturano sulle passività e sul debito contratti da esse. Secondo quanto riportato da Bloomberg Markets and Finance, la causa della costante crescita negli ultimi anni della presenza di zombie firms tra le nostre imprese sarebbe da attribuire alla volontà delle banche centrali di tenere i tassi di interesse piuttosto bassi. Le zombie firms rappresentano una minaccia al corretto funzionamento del sistema economico per il loro costo opportunità e per lo sfruttamento inefficiente di forza lavoro e di capitale che potrebbero essere impiegati in imprese maggiormente efficienti, dalle quali il sistema economico nel suo complesso ne trarrebbe maggior beneficio.

Secondo quanto riportato da Bloomberg le zombie firms hanno preso in prestito più di 140 miliardi di dollari dal 2006 ad oggi nonostante presentassero rating di investimento inferiori rispetto al grado di investimento ritenuto soddisfacente dal mercato. Alcune tra le più famose imprese del mondo come Macy’s, Exxon Mobil e Carnival Panorama rientrano nella categoria delle compagnie zombie.

La pandemia da Covid-19 ha contribuito notevolmente alla transizione di molte realtà imprenditoriali da compagnie profittevoli a imprese di tipo zombie. In particolare, moltissime compagnie aeree, catene alberghiere e linee di crociera sono state colpite duramente e sono adesso annoverate tra le imprese sottoproduttive del nostro sistema economico. Inoltre, in molti paesi, le grandi compagnie operanti nel settore del turismo risultano essere tra quelle che contribuiscono maggiormente al prodotto interno lordo delle varie nazioni. Una tendenza piuttosto comune che si può riscontrare analizzando le zombie firms riguarda la categorizzazione delle imprese che sembrano essere maggiormente inclini a sfociare in questo stato di operatività. Le imprese che sopportano costi fissi maggiori e le imprese capital intensive, infatti, sono quelle più a rischio di transizione allo stato di zombie company.  

In base a quanto sostiene Thomas Friedman, autore del New York Times, queste imprese risultano essere particolarmente inefficienti per il sistema economico perché drenano letteralmente delle risorse che potrebbero essere investite e allocate diversamente presso delle compagnie che onorerebbero il loro debito e che sicuramente sfrutterebbero quelle risorse per operare in maniera più efficiente. Tenere i tassi di interesse troppo bassi favorisce l’esistenza di queste imprese e impedisce la selezione naturale tipica del capitalismo moderno. Inoltre, la tendenza dei governi di fornire aiuti, sussidi e incentivi a queste imprese risulta un fattore stimolante alla proliferazione di queste realtà economiche dannose. Secondo quanto descritto nel report dell’OECD a cura di McGowan, Miller e Dan Andrews, l’Italia, come si può notare dal grafico 1, risulta essere una delle nazioni con la maggior percentuale di capitale assorbito dalle zombie firms. Peggio dell’Italia, soltanto la Grecia che ci ha superati nel 2013. Le nazioni più performanti dal punto di vista dell’efficienza economica delle proprie imprese risultano essere la Slovenia, la Francia e il Giappone. L’arco temporale considerato nel grafico copre gli anni dal 2013 al 2017.

Grafico 1: percentuale di capitale assorbito dalle zombie firms per paese.

(Fonte: OECD calculation based on ORBIS.)

L’OECD fornisce anche un’interessante definizione per cercare di circoscrivere e delimitare la realtà delle zombie firms in modo tale da poterle identificare con maggiore facilità: le zombie firms sono, infatti, le imprese che hanno più di dieci anni di vita e che presentano per tre anni consecutivi un tasso di copertura degli interessi inferiore ad uno.

I due grafici sottostanti rappresentano rispettivamente la percentuale di zombie firms relativamente alla dimensione delle imprese in base al numero di dipendenti, mentre il secondo grafico illustra la percentuale di zombie firms considerando gli anni di operatività delle imprese. Possiamo notare che in base al campione di dati analizzato dall’OECD nel grafico 2, si registra una correlazione inversa tra efficienza dell’impresa e numero di dipendenti. Questo potrebbe essere spiegato dal fenomeno dell’utilità marginale decrescete di un qualsiasi fattore produttivo, sia che si tratti di forza lavoro che di capitale, poiché all’aumentare della presenza di un fattore produttivo all’interno dell’assetto organizzativo e produttivo di un’impresa, diminuisce il beneficio che l’impresa stessa trae da un’unità addizionale del fattore produttivo in questione. In questo contesto, risulta particolarmente importante il ruolo che giocano le banche e il governo nel sovvenzionare e finanziare alcune realtà aziendali piuttosto che altre, condizionando i meccanismi di naturale efficienza dei mercati e favorendo di conseguenza la nascita delle zombie firms.

Grafico 2: percentuale zombie firms per numero di dipendenti.

(Fonte: OECD calculation based on ORBIS.)

Dal grafico 3, invece, emerge una correlazione tra l’efficienza economica di un’impresa e il ciclo di vita: la percentuale maggiore di zombie firms, in base a quanto riportato dai dati OECD, si registra nelle imprese con più di quarant’anni di vita; la percentuale, invece, rimane piuttosto stabile tra i sei e i vent’anni di vita dell’impresa.

Grafico 3: percentuale zombie firms per anni di attività dell’impresa

(Fonte: OECD calculation based on ORBIS.)

È stato condotto uno studio molto interessante dalla school of Economics and Management di Wuhan, in Cina, sull’impatto che hanno le zombie firms sulla riqualificazione industriale cinese. Secondo gli autori di questo studio, dal 2000 al 2007, l’11,94% delle imprese cinesi risultavano essere imprese zombie e il dato ha subito una crescita consistente dopo la crisi del 2008. La vera minaccia rappresentata da queste realtà economiche improduttive consiste nel loro perdurare oltremisura nell’attività economica; di per sé una compagnia zombie non ha delle conseguenze negative rilevanti nell’economia, il problema sorge quando queste compagnie operano per decine di anni, restando in vita solamente grazie ai sussidi del governo oppure grazie ad investimenti privati che in realtà risulterebbero più efficienti se allocati diversamente nel sistema economico. Inoltre, le zombie firms portano anche ad un eccesso di produzione.

Come evidenziato nell’articolo pubblicato dall’Economic Modelling Journal, si può riscontrare una notevole differenza tra Europa e Cina in merito alle cause che hanno portato in questi anni all’esistenza delle zombie firms. Per quanto riguarda l’Europa, uno dei fenomeni che favorisce l’esistenza delle zombie companies consiste nello “zombie lending” e viene generato dalle banche per cercare di coprire i crediti inesigibili. In Cina, invece, è stato l’intervento del governo ad aver causato la nascita e la proliferazione di queste imprese, e non il sistema bancario come nel caso europeo. Per cercare di promuovere la crescita economica e lo sviluppo industriale, i governi cinesi spesso adottano delle politiche di sostegno e sussidio finanziario e questo comporta la nascita delle zombie firms. Anche tutti gli interventi intrapresi dal governo cinese contro la disoccupazione hanno contribuito alla proliferazione di queste imprese che altrimenti, risultando inefficienti, sarebbero automaticamente escluse dal mercato secondo un processo di selezione naturale. Su quest’ultimo tema, tuttavia, possiamo riscontrare delle somiglianze tra la situazione europea e quella cinese. Con il blocco dei licenziamenti, adottato in molti stati europei per far fronte alla pandemia, si è intervenuti artificialmente sui meccanismi di efficienza del mercato provocando delle alterazioni che hanno consentito ad alcune realtà aziendali, che già godevano di cattiva salute, di affiorare come vere e proprie compagnie zombie. Queste ultime, tuttavia, anziché uscire dal mercato, rimangono in vita drenando risorse che potrebbero essere riallocate in maniera più efficiente.

Dunque, i governi europei dovrebbero cercare di imparare da quanto avvenuto in Cina per orientare i propri policy maker verso un approccio che preveda un intervento limitato dello Stato nell’economia. È evidente che in un periodo di emergenza sanitaria, come quello che stiamo vivendo, lo Stato debba assurgere a delle funzioni straordinarie che, tuttavia, non dovrebbero avere delle conseguenze particolarmente negative se negli anni precedenti caratterizzati da stabilità e crescita economica si sia adottato un approccio non eccessivamente interventista da parte dello Stato. Infine, a livello sovranazionale in Europa, bisognerebbe controllare e regolamentare con maggiore attenzione il sistema bancario per evitare che possa condurre, così come ha fatto fino ad ora, alla creazione di zombie firms.

A cura di Gabriele Rossi

FONTI:

https://www.youtube.com/watch?v=8vgCPyAFIac

https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/180d80ad-en.pdf?expires=1626035177&id=id&accname=guest&checksum=3AE655C858961A3BE0CA3F164533933D

https://reader.elsevier.com/reader/sd/pii/S0264999321000183?token=5A1EDB393B5FFB80AD37385EB2F546054418A5AA3F156DEBDAE2A6D6D08287981D071062C961D3BD72A69E45D9110AD7&originRegion=eu-west-1&originCreation=20210712095717

https://www.oecd.org/economy/growth/exit-policies-and-productivity-growth.htm

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