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Bitcoin, cosa sta succedendo?

Bitcoin, cosa sta succedendo?

“Bitcoin is a remarkable cryptographic achievement and the ability to create something that is not duplicable in the digital world has enormous value.” – Eric Schmidt (Google CEO)

Bitcoin è una moneta digitale, la prima criptovaluta. Ha fatto la sua comparsa il 3 gennaio del 2009 grazie a Satoshi Nakamoto, pseudonimo dell’anonimo inventore (secondo alcuni sarebbe invece un gruppo di persone) e da allora il suo valore è aumentato come la sua adozione. Attorno a questa valuta si è creato un vero e proprio ecosistema, sostenuto da una fervente community di appassionati e investitori che si ingrandisce di anno in anno.

A partire da dicembre 2020 è cominciato un periodo particolarmente positivo per Bitcoin che lo ha visto tracciare nuovi massimi storici in termini di prezzo, fino a superare i 60000 dollari. È importante chiedersi cosa sta succedendo realmente, perché sta succedendo tutto questo e soprattutto la domanda da un milione di euro: Bitcoin ha valore?

Bitcoin è una criptovaluta decentralizzata ovvero, a differenza delle normali valute come l’euro o il dollaro, non è gestita da una banca centrale, non vi è un ente che la regola determinando quanta moneta emettere e come emetterla. È dunque fuori controllo? No. Bitcoin si basa su una tecnologia, la blockchain, la quale assicura la veridicità delle informazioni, assicura che Bitcoin segua delle regole prestabilite e che queste non vengano quindi infrante. È questa la “qualità” tanto acclamata di questa criptovaluta, il fatto di basarsi su di un sistema trustless, non ha bisogno della fiducia di chi la usa. Si pensi ad esempio al dollaro, i cittadini americani credono in questa moneta, gli attribuiscono un valore monetario poiché ritengono che la Federal Reserve (banca centrale americana) attui delle politiche monetarie che ne preservino il valore. Nonostante questo, la storia ci ha dimostrato come spesso, le politiche monetarie scelte da questi enti, siano discutibili: riprendendo il dollaro come esempio, vediamo come 100$ posseduti nel 1921 avevano lo stesso potere d’acquisto di 1479 $ nel 2021, ovvero se cento anni fa con cento dollari potevi comprare un determinato bene, oggi per acquistare quello stesso bene devi possedere e dunque pagare 1479$ per poterlo comprare. Questo è il risultato diretto dell’inflazione, fenomeno per cui di anno in anno le monete nazionali perdono valore e dunque chi le detiene perde potere d’acquisto. 

Bitcoin, al contrario, non richiede che ci si fidi di un ente: le regole sono state stabilite in origine dal suo creatore e chiunque può verificare che vengano rispettate osservando la sua blockchain (essendo pubblica chiunque può controllare che non avvengano infrazioni). Di contro questo protocollo non permette politiche per stabilizzare il prezzo in momenti di alta turbolenza dei mercati, dunque ogni variazione della domanda si tramuta direttamente in una variazione anche repentina del prezzo (ricordiamo come le banche centrali hanno il controllo delle valute nazionali, sono loro a decidere quanta moneta emettere dunque possono arbitrariamente stabilire di aumentare la moneta in circolazione tramite politiche monetarie espansive o viceversa possono ridurre la base monetaria tramite politiche monetarie restrittive). Un altro importante aspetto ripreso da Bitcoin è il concetto di scarsità. Le valute tradizionali sono inflattive: perdono valore nel tempo. Questo perché, come abbiamo detto, le banche centrali di anno in anno emettono nuova moneta aumentandone dunque il numero in circolazione (per la legge della domanda e dell’offerta, maggiore è la quantità di un bene, minore sarà il valore che si è disposti a pagare per ottenerlo). Bitcoin è invece deflattivo: vi è un numero prestabilito di quanti ne possono essere creati ovvero 21milioni. Attualmente ne sono stati emessi quasi 19 milioni, la restante parte verrà rilasciata anno per anno fino al 2140, tutto è già stato stabilito. Cosa vuol dire, nei fatti, la sua natura deflattiva? Semplicemente, maggiore è l’adozione di questa moneta maggiore è il suo valore poiché sempre più

persone vorranno acquistarla ma, allo stesso tempo, il numero in circolazione non aumenterà.  (legge della domanda e dell’offerta, ricordate?).

Bitcoin di per sé non ha valore, è liberamente acquistabile e vendibile sul mercato, dunque, è la domanda e l’offerta che lo determina. Se l’adozione continuasse a crescere, dunque, il suo prezzo continuerebbe a salire. Viceversa, se nessuno volesse più acquistarla, diminuirebbe, anche velocemente. Per comprendere come agisce il mercato possiamo pensare alla criptovaluta Dogecoin, una moneta nata per scherzo (da qui la nomea di Cryptomeme) che ha però raggiunto l’incredibile capitalizzazione di mercato di 90 miliardi di dollari, unicamente grazie all’hype che si è generato su di essa. In generale sappiamo come il mercato cerchi di attribuire nel lungo termine il giusto valore a ogni bene, motivo per cui se non dovesse trovare una sua utilità il suo prezzo calerà progressivamente. Le oscillazioni di prezzo repentine e dunque la possibilità di guadagnare molto in poco tempo attira (come per Dogecoin o nel recente caso di Gamestop) molti investitori neofiti, con nessuna conoscenza finanziaria in materia di investimenti, i quali sperano di comprare criptovalute con piccole-medie somme di denaro per poi rivenderle anche a distanza di poche settimane con guadagni stellari. In molti vogliono “cavalcare l’onda” per diventare ricchi, subito e senza sforzo. Questo fenomeno è, in parte, la ragione per cui vi sono queste variazioni repentine di prezzo. Quando il valore di Bitcoin cresce questi piccoli investitori, anche detti retail, comprano in massa, facendo incrementare ancor di più tale valore. Quando questa crescita si ferma, anche solo per un rintracciamento fisiologico (ovvero una inversione temporanea della direzione del prezzo che non ne implica però una generale inversione), non sapendo cosa stia succedendo e come comportarsi, presi dalla paura, vendono, alimentando così ancor di più la discesa. Negli anni questo fenomeno diminuirà poiché, con la crescita del valore di Bitcoin (ricordiamo come nel 2020 la sua capitalizzazione di mercato abbia superato 1 trilione di dollari), sono necessari maggiori capitali per far variare repentinamente il prezzo. Nei primi anni di “vita” infatti, Bitcoin era utilizzato da una cerchia ristretta di persone, per lo più informatici, dunque l’inserimento di pochi nuovi investitori con capitali anche ridotti comportava variazioni giornaliere rialziste e/o ribassiste superiori al 100%. Oggi, una simile crescita comporterebbe invece un aumento della sua capitalizzazione di mercato superiore al trilione di dollari (in passato si trattava di pochi miliardi o, all’inizio, persino di milioni). Fattibile, certo, ma altamente improbabile. Questo discorso è estendibile anche alle altre criptovalute.

Infine, è bene considerare un ultimo aspetto ovvero l’idea secondo cui questa criptovaluta possa sostituire le valute tradizionali divenendo un nuovo mezzo di pagamento. La blockchain su cui si basa presenta dei limiti strutturali per cui non si presta agevolmente a questo utilizzo. Il suo protocollo, infatti, prevede delle commissioni per ogni transazione nell’ordire di 1-5€, oltre che tempistiche più o meno lunghe di ricezione (il range oscilla dai 10 minuti a un’ora). Oltre questi limiti, ricordiamo l’aspetto deflattivo di Bitcoin, per cui gli utilizzatori sarebbero spronati a non acquistare oggi beni in cambio di questa moneta (in futuro lo stesso scambio comporterebbe una cessione di Bitcoin minore). I protocolli di altre criptovalute, come EOS o Stellar, prevedono transazioni istantanee o nell’ordine di pochi secondi, con commissioni nulle o irrisorie, oltre che una natura inflattiva, ottimale per la funzione di moneta.

Bitcoin è sempre più ritenuto, invece, un asset finanziario su cui investire per diversificare il proprio portafoglio. Non è un caso, difatti, se i grandi fondi di investimento cominciano ad acquistarlo come anche le aziende private (la casa automobilistica Tesla ha comprato Bitcoin per un controvalore di 1.5Miliardi di dollari). Un altro possibile utilizzo è la riserva di valore andando a sostituire o affiancare il bene rifugio per antonomasia: l’oro. A differenza di quest’ultimo, Bitcoin non ha bisogno di essere detenuto in caveau di massima sicurezza, il che lo rende appetibile. Nonostante questo, attualmente, questo utilizzo non è percorribile. È difatti necessario attendere una sua maggiore “istituzionalizzazione” tramite una più adeguata regolamentazione, potendo così essere proposto come strumento finanziario dai maggiori fondi d’investimento ai propri clienti. In tal modo vi sarebbe una maggiore stabilizzazione del suo prezzo e si potrebbe pensare a una “competizione” con l’oro come riserva di valore.

Bitcoin è relativamente giovane, è comparso da una decade, i prossimi anni faranno chiarezza sul potenziale (o meno) di questa criptovaluta.

A cura di Alessio Cianflone

FONTI:

https://howmuch.net/articles/rise-and-fall-dollar

https://news.bitcoin.com/elon-musk-tesla-billions-bitcoin-large-transactions/

https://www.usinflationcalculator.com/

https://academy.vertigo.exchange/it-it/articles/cose-bitcoin

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