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Combattere lo spreco alimentare attraverso la supply chain è possibile

Combattere lo spreco alimentare attraverso la supply chain è possibile

Negli ultimi anni è costante la crescita che la tematica dello spreco alimentare ha registrato, evidenziata dallo sviluppo dei Sustainable Development Goals (SDGs), ovvero i diciassette obiettivi in materia di sostenibilità che sono stati adottati dal 2015 dagli Stati membri delle Nazioni Unite.

A livello mondiale il 17% del cibo disponibile al consumo viene sprecato, equivalente a 121 chilogrammi pro capite all’anno, numeri che, qualora vengano ridotti, possono contribuire ad un taglio delle emissioni di gas serra.

Qual è dunque la soluzione a tale problematica con implicazioni economiche, ambientali e sociali?

Tale aspetto viene affrontato da Nils-Gerrit Wunsch[1] nel suo report del 26 Novembre 2016 riferito agli Stati Uniti, secondo il quale l’uso di discariche per gestire gli sprechi alimentari produce, come si vede in figura, 0,54 tonnellate metriche[2] di CO2 per circa 900 Kg di cibo, mentre la miglior alternativa sembrerebbe essere la prevenzione, evitando così una produzione eccessiva rispetto alla domanda e ben 3,66 tonnellate metriche di CO2 per 900 Kg.

Un’analisi più approfondita di come sia possibile arginare – anche solo in parte – il fenomeno dello spreco alimentare, risulta legato alla supply chain alimentare che presenta uno spreco pari al 30% della produzione, delineando un forte sintomo di inefficienza. Questi dati sono confermati dal fatto che 88 milioni di tonnellate di cibo destinato alle tavole europee viene perso tra i diversi processi per rendere tali alimenti disponibili. (Annosi, M., Brunetta, F. et al, 2021).


Tuttavia, l’avanzamento tecnologico ha permesso di ampliare le proprie vedute e di moltiplicare le porte accessibili mediante nuovi e innovativi strumenti in grado, tra le vastissime possibilità, di compiere analisi su big data, fungere da intermediario tra le aziende, ricorrere a soluzioni digitali e abbattere completamente le distanze.

Fondamentale è quindi introdurre la tecnologia anche all’interno della catena di approvvigionamento dal momento che promuove il coordinamento tra le organizzazioni, persone, processi e facilita i flussi efficienti ed efficaci di beni e informazioni, tenendo conto delle esigenze della clientela. In questo modo, dunque, gli strumenti digitali possono aiutare l’intera filiera ad aumentare il controllo sulla stessa, permettendo di consegnare il prodotto entro i tempi e le modalità più indicate. Senza dubbio questo innovativo approccio è in grado di ridurre l’inefficienza di cui si è detto prima, legata all’asimmetria informativa lungo la catena e responsabile della mancata allocazione ottimale delle risorse.

Sull’argomento è stata condotta un’interessante analisi da Annosi, Brunetta et al. (2021), basata su 18 organizzazioni dell’industria alimentare in Grecia o nelle filiali greche di grandi aziende multinazionali del settore, le quali sono attivamente impegnate nell’implementazione di vari strumenti digitali per rendere sostenibile la catena di fornitura a livello industriale.

Dallo studio sono emersi diversi elementi considerati fondamentali per la prevenzione degli sprechi alimentari i quali supportano l’introduzione della tecnologia digitale nella catena di approvvigionamento alimentare.

Lo studio ha rilevato come una delle nuove pratiche della filiera alimentare 2.0 si basi sull’analisi dei big data in grado di ottimizzare le prestazioni e la tracciabilità, in particolare possono essere rilevate rapidamente informazioni condivisibili rendendo possibile una migliore interazione, pianificazione e controllo. Questa attività permette di focalizzarsi sul comportamento dei consumatori e sullo storico delle vendite, il che ottimizzando le promozioni e le previsioni della domanda, porta infine a una migliore gestione dei rifiuti alimentari.

Inoltre, l’inserimento di tecnologie come la blockchain all’interno della supply chain permetterebbe di adottare uno stile più sostenibile da parte del consumatore, essendo così in grado di identificare i beni che hanno un minor impatto ambientale. Questo risulterebbe possibile tramite la tracciabilità degli alimenti lungo il percorso, – dalla fase di produzione a quella di consumo – la trasparenza e la velocità di trasferimento delle informazioni lungo la catena di approvvigionamento, potendo contrare su dati assolutamente affidabili. In questo modo, uno stakeholder può condividere informazioni che saranno protette e conservate in modo permanente in un registro.

Ad esempio, le informazioni sulla provenienza del cibo permetterebbero alle imprese di guadagnarsi la fiducia dei consumatori, garantendo al contempo sicurezza del cibo, con connessa riduzione delle relative frodi. In questo modo si realizzerebbe anche l’obiettivo della Commissione europea di un ruolo più attento e responsabile di uno degli attori principali dell’intera filiera alimentare. Attualmente, più di 25 paesi stanno investendo nella ricerca blockchain, producendo più di 2.500 brevetti e spendendo un totale di 1,3 miliardi di dollari. (Rana, R.L et al, 2021).

La direzione verso cui ci si sta muovendo è quella di trasformare la tecnologia da strumento descrittivo e di raccolta dati a uno predittivo o prescrittivo in grado di ridurre al minimo gli errori.

Tuttavia, non mancano barriere alla corretta e rapida diffusione della digitalizzazione all’interno di tale settore. Una prima difficoltà proviene senza dubbio dalla mancanza di consapevolezza sui mezzi a disposizione e sul ruolo che la tecnologia può giocare anche nella lotta al food waste a cui si aggiunge l’inadeguatezza delle conoscenze ed abilità informatiche che richiedono costanti programmi di aggiornamento. Ad esempio, nel caso dei big data non sono richieste solo competenze tecniche di estrapolazione dei dati ma anche di tipo manageriale per poter interpretare i dati in relazione agli obiettivi prefissati.

A soffrire maggiormente sono le PMI, dal momento che la transizione informatica richiede da un lato grandi investimenti in nuove piattaforme e programmi di sviluppo, mentre dall’altro la necessità di un’adeguata formazione del capitale umano al fine di potenziare l’infrastruttura in termini di capacità umane. Una soluzione per le PMI potrebbe essere quella di esternalizzare la loro funzione R&S e la formazione del personale a ditte esterne specializzate.

Un altro ostacolo da non sottovalutare è rappresentato dalla resistenza individuale al cambiamento perché esso come ogni “rivoluzione” spaventa e contiene incognite. Tale opposizione è anche spiegata dal fatto che si potrebbe arrivare ad una riduzione, se non eliminazione, del fattore umano e della comunicazione personale, elementi fondamentali per costruire relazioni all’interno dell’industria delle spedizioni e della logistica.

È proprio per queste frizioni che si è deciso di intervenire anche “offline” sulla supply chain, ovvero utilizzando dei metodi e delle procedure intermedie con l’obiettivo di ridurre lo spreco alimentare in un’ottica di economia circolare.

Emblematico a questo proposito è il progetto “CartaCrusca” portato avanti dalla collaborazione tutta italiana tra Barilla e la cartiera Favini che permette di recuperare gli scarti della lavorazione del grano dandogli una nuova vita come materia prima nella produzione di carta.

Questo progetto ha permesso di sostituire il 20% della cellulosa proveniente da albero con crusca recuperata, destinata alla produzione del packaging della gift box “Selezione Italiana” di Accademia Barilla, concepita per diffondere l’arte e la tradizione culinaria italiana.

A cura di Daniele Capozza

[1] Esperto di ricerca su cibo e agricoltura nel Regno Unito e in Europa

[2] Un’unità di peso pari a 1,000 grammi o 2,204.6 libbre

Fonti

https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/green_blue/2021/03/05/spreco-alimentare-nel-mondo-gettato-il-17-di-cibo_42a07c6c-cf9d-48e2-8893-78f6de568019.html#:~:text=A%20buttare%20cibo%20per%20la,74%20chilogrammi%20a%20livello%20familiare.

http://eu-fusions.org/phocadownload/Publications/Estimates%20of%20European%20food%20waste%20levels.pdf

https://www.statista.com/statistics/948304/food-waste-greenhouse-gas-emissions-by-management-option-us/

https://nova.ilsole24ore.com/esperienze/la-crusca-rinasce-come-carta/?refresh_ce=1

https://www.favini.com/gs/carte-grafiche/crush/cartacrusca-case-history/

Rana, R.L.Tricase, C. and De Cesare, L. (2021), “Blockchain technology for a sustainable agri-food supply chain”, British Food Journal, Vol. ahead-of-print No. ahead-of-print. https://doi.org/10.1108/BFJ-09-2020-0832

Annosi, M., Brunetta, F., Bimbo, F. and Kostoula, M., 2021. Digitalization within food supply chains to prevent food waste. Drivers, barriers and collaboration practices. Industrial Marketing Management, 93, pp.208-220.

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