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Supply Chain: il Vaccino sfida epocale, ma sarà per «tutti»?

È stato uno studio del gruppo DHL, in collaborazione con McKinsey & Co., il primo confronto per il grande pubblico con la Supply Chain del vaccino Covid-19: una sfida non affatto facile, visti i complessi protocolli per la distribuzione di materiale sanitario in così larga scala.

La prima sfida da fronteggiare per consegnare le dieci miliardi di dosi è senza dubbio il controllo della temperatura: l’integrità di alcuni vaccini, infatti, è garantita a temperature fino agli ottanta gradi sotto lo zero; uno sforzo non indifferente, certamente, visto che la normale supply chain del settore farmaceutico adotta trasporti dai due agli otto gradi. Tradotto a livello quantitativo, la copertura globale dei vaccini da Sars-Cov2 consiste di circa duecentomila spedizioni di pallet e quindici milioni di consegne a temperatura controllata per un totale di oltre quindicimila voli.

Come venire incontro ad una richiesta simile? – In DHL parlano chiaro: con oltre un milione di addetti ed un fatturato di 85 miliardi di euro, il contributo del settore logistico è necessario e vitale.

La vera partita, inoltre, è rappresentata dalla gestione di un record di richiesta con uno spazio aereo drasticamente ridotto; a tal proposito è stata istituita dal gruppo una vera e propria «task force», specializzata nel guidare tutte le controparti globali coinvolte in ogni singolo aspetto del processo, con voli charter appositamente istituiti per gestire la consegna dei vaccini.

Temperature gelide, traffico aereo straordinario e forza lavoro da capogiro – Il white paper della società di logistica di DHL parlava già chiaro a settembre ed ora arriva al giro di boa, specie considerando le ulteriori difficoltà legate al primo candidato vaccino distribuito: quello di BioNTech e Pfizer.

Fonte: Financial Times

Per il prodotto del colosso americano contro la pandemia Covid, infatti, è necessaria la doppia somministrazione del siero a circa tre settimane di distanza.

I risvolti sembrano tutt’altro che facili da gestire, specie pensando alle diverse capacità dei Paesi interessati nell’immagazzinare il vaccino: una buona parte di Africa, Sud America ed Asia, a quanto riporta la stessa DHL, non potrebbe essere rifornita.

I motivi sono presto detti: su tutti il deficit di capacità logistica della catena del freddo, senza trascurare i problemi di viabilità, tanto ovvi quanto rilevanti, che potrebbero aumentare vertiginosamente il rischio di danni irreparabili alle fiale nella distribuzione nelle aree rurali.

Alta è la posta in gioco, ma la sfida è ancora aperta – Pfizer e BioNtech hanno infatti cercato di ovviare ai problemi sopracitati progettando scatole di spedizione riutilizzabili in grado di ospitare tra le 1.000 e le 5.000 dosi di vaccino alla temperatura di congelamento fino ad un massimo di dieci giorni.

Se questo accorgimento logistico potrebbe lasciar intravedere uno spiraglio di luce, tuttavia, è improbabile che riesca ad eliminare ogni problema: potenzialmente, infatti, i miliardi di persone che risiedono nelle aree più difficili da raggiungere e meno sviluppate potrebbero dover attendere un altro candidato vaccino trasportabile a temperature più miti.

Diverso è il discorso per Moderna e AstraZeneca – Se la soluzione di Pfizer è già da tempo in fase di somministrazione nel territorio Europeo, il primo carico del siero di Moderna ha raggiunto il territorio italiano solo il 12 Gennaio: l’efficacia è sovrapponibile, ma le modalità di conservazione potrebbero concedere qualche grado di respiro in più, potendo essere stoccato ad un range temperatura più gestibile (2-8° C) in attesa della seconda somministrazione. Ancora aperta, invece, è la partita sul vaccino di AstraZeneca, il cui Basso costo, unito alla facilità di conservazione e alla produzione completamente in-house lo rendono il più richiesto dai Paesi europei, che attendono che l’EMA si pronunci entro fine mese.

Sui mercati non manca l’euforia – Dopo l’annuncio di Moderna non si è ripetuto l’effetto sorpresa di Pfizer, ma la direzione è analoga: l’indice Stoxx 600 Europeo ha chiuso in rialzo con l’1,18% contro il 4 della settimana precedente ed il mercato è tornato a posizionarsi proprio su quei comparti più colpiti dal distanziamento sociale.

Non sarebbe quindi sorprendente trovare tra i peggiori titoli del paniere europeo proprio quei titoli della «lockdown economy», come Hallofresh e Teamviewer, in favore di una speranza di ritorno alla normalità per il settore del turismo o per banche e petrolio, particolarmente colpiti dalla prospettiva di recessione.

È proprio qui che gli indici settoriali fanno da traino ai listini stessi, con rialzi rispettivamente 3.33 e 4.10 per cento (fonte: IlSole24Ore, 17 Novembre 2020): un barlume di speranza per realtà come la «nostra» Milano, tanto colpita sul piano economico quanto su quello umano dagli strascichi di una prima ondata dalla potenza dirompente.

A cura di Francesco Saverio Miliani

https://www.dhl.com/content/dam/dhl/global/core/documents/pdf/glo-core-delivering-pandemic-resilience-2020.pdf
https://www.euromerci.it/i-nostri-esperti/distribuzione-vaccini-covid-19-ecco-cosa-spetta-allindustria-logistica.html

http://www.askanews.it/esteri/2020/11/09/vaccino-pfizer-congelato-a-75-gradi-dhl-fuori-gioco-23-umanit%c3%a0-pn_20201109_00181/

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